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Calcio, il regolamento che rovina questo sport: caos dopo Milan-Atalanta

Massimo Sanvito
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«E allora son tutti rigori...». «Ne devono dare sette a partita». «Vergogna!». Il Var - pardon bar - sport del post Milan-Atalanta è uno spasso. Più spassoso del solito, perché stavolta non sono solo i “derubati” (nello specifico i milanisti) a sbracciarsi ma tutti i tifosi di buonsenso. Qualcuno ghigna, certo, perché le disgrazie altrui fanno sempre godere («meno tredici!»), però... Però questo regolamento va cambiato. Mica è il Codice di Hammurabi. Mica è la Costituzione. Mica sono le Tavole della Legge. Non c’è nulla di sacro, o forse sì visto che si parla di pallone ma questi son dettagli.

Se si fischia rigore, tra l’altro con la benedizione della tecnologia, su un “contatto” come quello tra Giroud e Holm allora non è più calcio.
E se non è più calcio allora è un bel problema. Sia chiaro: Orsato ha fatto bene a indicare il dischetto domenica sera perché il suo compito è quello di far rispettare le regole e le regole dicono che quella punta di scarpa sul petto è da massima punizione. Però quelle stesse regole sono oggettivamente scriteriate ed eccessivamente punitive. Lo chiamano calcio moderno ma pare più un delirio futuristico. E se non vogliamo che le partite e i campionati vengano decisi dai computer, beh, occorre riguardare i fermi immagine, utilissimi, solo quando serve.

 

 

PRECEDENTE PERICOLOSO
Perché ora l’episodio di San Siro rischia di aprire un precedente pericolosissimo: nel caso in cui gli arbitri comincino a fischiare in area di rigore stile vigile urbano in mezzo al traffico nell’ora di punta, prepariamoci a risultati da calcetto del giovedì sera; nel caso in cui si decida di sorvolare, prepariamoci a polemiche senza fine ogni qualvolta un attaccante denunci un soffio alle spalle, della serie «perché su Holm sì e sudi me no?!». E vogliamo parlare dei falli di mano che condizionano le partite secondo la più classica delle modalità casuali? Da regolamento non conta più solo la volontarietà ma anche la postura del corpo.

Quindi se non sei un equilibrista da circo Togni rischi di causare rigori a raffica. E se per caso opti per la scivolata devi buttarti con le braccia lungo il corpo come sugli scivoli dell’Aquafan, perché se stacchi un dito e la palla capita proprio lì devi subire e pure stare zitto. Può mai essere calcio questo? Così a occhio, ma giusto a occhio eh, diremmo di no... Assomiglia semmai più a un gioco d’avventura, dove puoi perdere se hai la sfiga di pescare la carta “imprevisto” dal taschino dell’arbitro.

 

 

CIUFFO INGELLATO
Come dimenticare, poi, i gol annullati per fuorigioco a causa del ciuffo ingellato del bomber di turno oltre la linea dei difensori di quel dannato mezzo millimetro? Ormai siamo arrivati al microscopio ottico di Galileo Galilei, «un occhialino per vedere le cose minime». E dunque perché non introdurre la benedetta “luce” tra attaccante e difensore per bloccare un’azione da gol e abortire sul nascere ogni inevitabile polemica? Ne beneficerebbe persino lo spettacolo: ci sarebbero più gol. Ma le storture di cui sopra – contattini, mani e offside – sono talmente facili da comprendere che cambiare diventa difficile. Speriamo non impossibile. Ridateci il calcio. Quello vero. Il virtuale ha già stufato. 

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