Novak Djokovic, trappola psicologica per Jannik Sinner: cos'è successo prima della semifinale

venerdì 11 luglio 2025
Novak Djokovic, trappola psicologica per Jannik Sinner: cos'è successo prima della semifinale

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Nole Djokovic sa bene come comportarsi, anche psicologicamente, quando si tratta di tennis. Anche se avverte problemini fisici che possono frenarlo, avendo 38 anni. Ieri, ad esempio, non si è allenato e tutti a ricordare la sua caduta rovinosa al termine del quarto vinto contro Cobolli e la sua smorfia di dolore. Così, soltanto oggi pomeriggio (non prima delle 17, diretta Sky e streaming su NOW), sapremo in quali condizioni scenderà in campo per affrontare Jannnik Sinner nella seconda, suggestiva semifinale dei Championship.

Dicevamo che il Nole sano sa bene come relazionarsi con i rivali, sin da quando incrociava i propri destini con quelli di Roger Federer o Rafa Nadal. È anche un furbone. Ne ha vissute tante di situazioni delicate: «Per battermi, maledetto, dovrai passare sul mio corpo», pensa sempre quando sorride al rivale a inizio match. Così, quando incrocerà all’ora del the nei corridoi del Centre Court londinese quel ragazzo dai capelli rossi e di 15 anni più giovane che lo ha spodestato dal trono di numero 1 del tennis, lo odierà. Sportivamente parlando, ovvio. Nole è in svantaggio negli incontri diretti per 4 a 5 ma è 2-0 sull’erba e, se oggi perde, il passaggio di consegne è una certezza.

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Una triste certezza: dieci anni fa il 24 volte vincitore di slam incontrò per la prima volta Jannik nell’accademia di Riccardo Piatti. Era lì per limare alcun dettagli del suo gioco, il 13enne altoatesino per imparare tutto. Una foto li immortalò e Nole sorrideva. Ora tutto è cambiato fra i due. Il diavolo serbo è fatto così, non fa prigionieri se deve vincere un incontro e, nella semifinale più delicata, forse la sua ultima per puntare la finale e raggiungere Federer a quota otto Championship vinti, fulminerà con lo sguardo quel bambino di dieci anni fa che, oggi, è il netto favorito dopo l’ordalia mostrata nei quarti contro Ben Shelton: «Sensazioni positive, le mie: ora c’è solo da finire il lavoro», ha detto Jannik. Il gomito è a posto, la fame di zittire ancora Nole, tanta. Sinner lo ammira ma non ha certo gradito il suo atteggiamento durante l’affaire-Clostebol quando il serbo si è schierato con Nick Kyrgios. Nole, dal canto suo, non riesce più vincere contro la Volpe Rossa (negli ultimi quattro incontri è sempre andato ko) e sa che Jannik è la proiezione di se stesso: perfetto nel rovescio, eccelso nelle risposte, in crescita al servizio e al diritto, perfezionabile a rete. Esattamente quello che era Djokovic a 23 anni, l’età del nostro eroe che è il più giovane ad aver raggiunto la semifinale in quattro major consecutivi dal 2009 di Nadal. 

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Djokovic, poi, parla sempre e troppo di Sinner perché lo teme: ha perso le ultime finali di Wimbledon contro Alcaraz ma sono la solidità, la potenza nei colpi di rimbalzo e le novità portate a Londra da Jannik a farlo tremare. Nel servizio il fenomeno di Sesto Pusteria ha cambiato impugnatura, ora più chiusa rispetto a quella utilizzata sulla terra rossa del Roland Garros; le volée, colpi esiziali sull’erba, vengono portate con un taglio all’australiana, retaggio degli insegnamenti che il grande Darren Cahill ha impartito; infine, le risposte di diritto, che Jannik porta più bloccate per cambiare il ritmo e non dare certezze.

Nole teme Jannik dal dicembre del 2023 allorché venne rimontato nel singolare della semifinale di Davis, a Malaga, sciupando tre match-point consecutivi. Vinse il rosso 6-2, 2-6, 7-5 e, da allora, il serbo vede nero. Si sente inerme. Però, acciaccato e 38enne, è come Dracula: per farlo morire tennisticamente occorre piantare un paletto di frassino nel suo cuore.