Il tifoso - mostro più vigliacco? Probabilmente quello che dagli spalti, con tanto di vena gonfia sul collo, si mette a gridare “devi morire” al giocatore avversario che si è appena infortunato e si sta contorcendo per il dolore. E la cosa curiosa è che in realtà, per ragioni molto diverse da quelle che si potrebbero immaginare, questo è anche uno dei cori più antichi e nobili del pianeta. Nella cultura greca classica, infatti, il momento più felice della propria esistenza era ritenuto anche il migliore per la dipartita. Per questa ragione “devi morire” diventava un augurio, come in uno storico caso tramandato dalle cronache delle antiche Olimpiadi, quello di un padre che aveva appena visto i suoi due figli arrivare primi in due diverse gare. Uno dopo l’altro. Con migliaia di persone sulle gradinate a far festa augurandogli la morte: “Devi morire, muori adesso”. Per un momento di estasi suprema. È una grande sintesi dello spirito olimpico, quello che oggi nella rissa politica non figura.
Il riferimento è alle polemiche sui costi, che non stanno risparmiando neanche un’edizione dei giochi all’insegna dell’austerity come Milano-Cortina 2026. A meno di un mese dall’accensione della fiaccola, i Cinquestelle attaccano sui presunti sprechi, soldi “buttati” per costruire strade e ferrovie (per alcuni pare sia un problema) e in generale per migliorare le infrastrutture delle aree dove si terranno le competizioni. Oltre a piste e impianti, che tuttavia rimarranno a disposizione per il futuro. Ovviamente, non è una novità per le Olimpiadi: i soldi in effetti sono sempre stati un problema nella storia delle gare, iniziate otto secoli prima di Cristo a Olimpia. Nella Grecia classica nella città sacra si trovavano solo gli stadi, è in epoca ellenistica che si cominciano a costruire alloggi per gli atleti e altre strutture (oggi la definirebbero la colata di cemento... o forse di marmo). Praticamente, un villaggio olimpico, finanziato soprattutto con offerte religiose. Il tutto ovviamente per delle cifre molto significative, in particolare per gli atleti, che facevano molta fatica a trovare il denaro necessario per partecipare. Bisogna considerare che il premio per i vincitori (ovvero, solo quelli arrivati primi nelle competizioni, secondo e terzo posto non interessavano a nessuno all’epoca) era una bella corona d’ulivo e una pacca sulle spalle. Neanche una moneta e ci si doveva pagare il viaggio e consumare la propria vita per gli allenamenti, oltre a una serie di altri rischi.
Giochi Olimpici Invernali, a un mese dai Giochi è tutto (quasi) pronto
Quasi un milione e mezzo di biglietti già venduti, 18 mila volontari al lavoro e oltre 90 capi di stato attesi al...Nelle gare di pancrazio (una specie di pugilato) l’omicidio sul quadrato era considerato del tutto legale, così come l’allentamento per la corsa in armatura era massacrante, la gara che si svolgeva sotto il sole d’agosto, con equipaggiamento da una trentina di chili (e c’è da considerare anche il fatto che le proporzioni erano un po’ diverse, la statura media decisamente più bassa. Circa un metro e 60 per il Mediterraneo. Germani e vichinghi erano considerati giganti di 170 centimetri). La missione degli atleti era quindi spesso finanziata dalla loro comunità, le città facevano collette per i loro campioni. La chiave di tutto era il mecenatismo. Il risultato è che per alcune competizioni, come le corse dei carri, l’auriga che correva non era proprio considerata, veniva premiato il proprietario di carro e cavalli. Tutto per essere consacrato agli dei, visto che comunque si trattava di un rito religioso, ragione per cui le Olimpiadi vennero infatti abolite nel quarto secolo in quanto retaggio pagano. Ma oggi come allora alla base c’era soprattutto una questione di semplice prestigio. Sia per l’atleta che per le comunità coinvolte. In tempi moderni lo si chiama marketing territoriale e non si tratta di filosofia.
Prendete un esempio, quello dell’Expo di Milano: la città è letteralmente rinata con l’organizzazione dell’evento. Allo stesso modo, le Olimpiadi possono essere un investimento, più che uno spreco. Ma non tutti la pensano così. La formazione politica più attiva negli ultimi anni contro gli eventi sportivi sono appunto i Cinquestelle. Lo stesso movimento dei banchi a rotelle, quello del bonus 110% costato più di 120 miliardi di euro, non tollera che se ne spendano meno di sei – in gran parte per infrastrutture – per investire sul nostro territorio. E l’aspetto curioso è che il premier, quando l’Italia si aggiudicò le Olimpiadi, era proprio Giuseppe Conte, che ruppe con la devastante tradizione grillina anti-giochi (l’edizione di Roma di fatto cancellata da Virginia Raggi) e lasciò che la candidatura delle città del nord andasse avanti. Salvo poi permettere che i suoi fedelissimi gridino allo scandalo perché – come recita il sottotitolo di un libro presentato dai Cinquestelle in Parlamento - si buttano soldi per “strade e ferrovie”. Che orrore...




