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Paolo Bertolucci smaschera Jannik Sinner: "La seconda di servizio", cosa è cambiato

di Leonardo Iannaccivenerdì 16 gennaio 2026
Paolo Bertolucci smaschera Jannik Sinner: "La seconda di servizio", cosa è cambiato

3' di lettura

«Jannik e Carlitos? Amici mai!». All'alba del 2026 tennistico con il primo Slam alle porte e dopo le pagliacciate dell'esibizione di Seul e il farsesco Million Dollar Point, si fa sul serio. Paolo Bertolucci ha una convinzione su Alcaraz e Sinner.

Bertolucci, perché amici mai quei due?
«Perché è impossibile che lo siano, magari sorridono ai giornalisti, mettono in scena gag divertenti nelle esibizioni e si abbracciano per i fotografi. Ma amici mai. Due campioni uguali per talento e fama di vittorie è impossibile lo siano».

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Però sembrano in buoni rapporti.
«Certo, sono due bravi ragazzi e il rispetto non mancherà mai. Ma neppure Federer e Nadal, a 25-30 anni, erano amici».

Chi si presenta meglio a Melbourne? Il sorteggione ha indicato una strada più facile per Alcaraz.
«Dalla sua parte ha Bublik e Zverev fra i big. Ma il sorteggio vale il giusto, cioè pochissimo. Jannik e Carlitos sono le due Formula 1 migliori e danno un secondo agli altri. Sinner ha un avvio comodo con Gaston, un terzo intrigante con Fonseca e un potenziale Shelton nei quarti, che però contro Jannik ha sempre perso».

Fonseca sarà terzo uomo, in futuro?
«Non penso a breve, il brasiliano potrà entrare nella Top Ten ma alla fine di questa stagione. Deve potenziarsi fisicamente».

Per Jannik una possibile semifinale con Musetti.
«Se Lorenzo starà bene e se ci arriverà: ha guai fisici».

Alcaraz, dicevamo, ha un cammino più agevole rispetto a Sinner.
«In apparenza. Si vede che si è preparato benissimo perché ha lo stesso obiettivo di Jannik, quest'anno».

Il Grande Slam?
«Esatto. Entrambi lo possono centrare e ripetere Rod Laver, l'unico che lo realizzò nell'era dei pionieri. Ma resta un obiettivo difficilissimo vincere sul cemento, sulla terra battuta e sull'erba e battere per quattro volte l'altro fuoriclasse del circuito».

Come si presentano i due all'alba del 2026?
«Sinner con la sicurezza di avere Cahill ancora per un anno nel suo box ma anche con tante piccole novità tecniche».

Ha detto: sarò più imprevedibile.
«Ha solo 24 anni e il miglior tennis di Federer, Nadal e Djokovic l'abbiamo visto quando avevano 28-29 anni».

Dove migliorerà?
«Andrà un po' di più a rete pur non essendo un giocatore da serve&volley, aumenterà i drop e, soprattutto, stupirà con la seconda palla di servizio.
Tutti parlano dell'importanza della prima ma è con la seconda che si fanno più punti e Jannik ha la seconda più letale del circuito».

Alcaraz, che a Melbourne non ha mai fatto bene, resta più completo.
«Vero ma deve affinare due cose: il dritto che ogni tanto va fuori giri e la risposta al servizio non paragonabile a quella di Jannik».

Ha perso Ferrero, l'allenatore storico.
«E allora? Quando Sinner mollò Riccardo Piatti ebbe forse un tracollo?».

Cosa farà la differenza?
«La fama di vincere. Ma entrambi sono come Verstappen, non lasciare nulla agli avversari nei punti decisivi. Lo scorso anno si divisero gli slam: due a testa».

Musetti, numero 5 del mondo, quando potrà essere il 3?
«Deve stare tranquillo, non farsi prendere dall'ossessione di una finale persa in un inutile 250 ma pensare che arrivare con costanza in semi negli slam è meglio. Prima o poi vincerà un torneo. Uno slam? Perché no?».

Il mistero Djokovic: è iscritto ma ci sono dubbi sulla sua partecipazione.
«Alla sua età ogni anno che passa ne vale 10. Non penso possa battere più sia Sinner che Alcaraz nello stesso torneo».

Berrettini, un altro punto interrogativo?
«In Davis ha dimostrato di stare benino anche se ha giocato due set su tre. Tre su cinque è un altro tennis. E ha subito De Minaur».

Cobolli fa ben sperare.
«Flavio ha coraggio, lotta ma deve migliorare un po' tecnicamente per stare stabilmente nei primi 20».

Jasmine Paolini: il sorteggio non è stato felice.
«Nei quarti potrebbe incrociare la Sabalenka. Peggio non poteva andare».

Un consiglio a questi nostri campioni dal vecchio leone Bertolucci?
«Giochino meno ma giochino meglio. Ovvero, meno tornei per fare soldi ma più mirati per migliorarsi».

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