Ve ne intendete di ippica? Allegri sì, e pure parecchio. Se c’è uno che ha un certo fiuto nell’individuare i cavalli vincenti, questo è Max. Non a caso nel suo Milan ci sono ben due purosangue, Maignan e Rabiot. Il primo se lo è ritrovato già in scuderia, il secondo lo ha portato lui.
A Como le due stelle francesi hanno brillato come spesso capita in questa stagione. Mike ha parato alla grande, Adrien ha fatto tutto il resto e il Diavolo è uscito dal Sinigaglia con una di quelle vittorie che fanno ammattire gli avversari. Chiedere a Fabregas, che a fine partita ha rosicato di brutto: il suo Como ha giocato un grande calcio, ha dominato la partita sotto tutti i punti di vista, eppure è stato sconfitto per 3-1. Nel gioco del pallone tutto si riduce agli episodi, e il Milan è maestro nel farli girare a proprio favore.
Ne ha dato prova per l’ennesima volta al Sinigaglia, dove ha subito il Como per tutto il primo tempo, è andato sotto alla prima occasione e non è finito al tappeto solo grazie alla bravura di Maignan. E poi, sul finire del primo tempo, è bastata una giocata di Rabiot per stravolgere la partita: il centrocampista si è infilato nell’area avversaria e si è procurato il rigore con gran mestiere. Nella ripresa il copione della sfida è rimasto lo stesso, ma il Milan è diventato ancora più cinico: prima ha massimizzato l’unica giocata buona di Leao, che ha servito l’assist per il gol di Rabiot; poi ha sfruttato un’indecisione del portiere avversario su un tiro da fuori del centrocampista francese. In mezzo ci sono state tante occasioni che il Como non ha sfruttato tra sfortuna, imprecisioni e parate di Maignan.
CONSAPEVOLEZZA
Morale della favola, il Milan si è portato via dal Sinigaglia tre punti pesanti per la lotta scudetto e la consapevolezza di essere una grande squadra che ammazza le altre grandi. I rossoneri sono gli unici imbattuti contro le prime sei della classifica: hanno fatto la bellezza di 13 punti contro Inter, Napoli, Juventus, Roma e Como. Il problema di Allegri è con le piccole, contro le quali non può speculare: in quelle partite l’episodio non va aspettato, ma creato e in questo il Milan ha ancora molti margini di miglioramento. Intanto però si gode i due leader indiscussi della squadra, Maignan e Rabiot, che sono il motivo per il quale il Diavolo può sognare lo scudetto, dopo un girone d’andata da 42 punti e sole 18 partite rimaste da giocare in stagione, come minimo 5-6 in meno rispetto a Inter, Napoli e Juventus.
Maignan a 30 anni è tornato “Magic Mike” in tutto il suo splendore, facendosi avanti anche come capitano e leader dello spogliatoio e guadagnandosi probabilmente un ricco rinnovo. Con Allegri sta vivendo la miglior stagione della sua carriera: in 20 partite ha rimediato due sole insufficienze (5 con la Fiorentina all’andata, 5.5 con il Pisa) e ha preso almeno 7 in tutti i big match (Napoli, Juve, Roma, Lazio, Como), con l’8 in pagella nel derby che è finora il fiore all’occhiello del suo campionato.
Insomma, Maignan sta portando tanti punti al Milan con le sue parate. Lo stesso sta facendo Rabiot, che è il vero insostituibile della squadra, più di Leao e Pulisic: a 30 anni è nel pieno della maturità ed è l’uomo-bilancia, quello che dà equilibrio in ogni situazione. Tra l’altro quando Adrien segna o fa assist il Milan vince sempre: è successo contro Como, Torino, Cagliari, Verona e Udinese. E capiterà ancora, perché uno come Rabiot non conosce limiti: ai tempi della Juve era soprannominato “Cavallo Pazzo”, ma ora si è elevato a “Purosangue”.




