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L’Europa smaschera il calcio italiano: la Serie A è priva di ritmo e intensità

Inter e Napoli, le due squadre che solo dieci giorni fa davano vita alla miglior partita della stagione in serie A, nonché alla più “europea” per ritmo e intensità, si sono viste sbattute in faccia la realtà
di Claudio Savelligiovedì 22 gennaio 2026
L’Europa smaschera il calcio italiano: la Serie A è priva di ritmo e intensità

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Inter e Napoli, le due squadre che solo dieci giorni fa davano vita alla miglior partita della stagione in serie A, nonché alla più “europea” per ritmo e intensità, si sono viste sbattute in faccia la realtà: quella che per il nostro campionato è stata l’eccezione, in Champions League è una regola. Devi tenere quel livello (mentale, atletico, tattico, tecnico) sia quando di fronte hai la squadra più forte del continente in questo momento, l’Arsenal, sia quando di fronte c’è una delle formazioni sulla carta più abbordabili, il Copenaghen, perché le insidie sono sempre presenti. Per dire: l’Arsenal di turno può alzare il livello anche con le seconde linee e il Copenaghen di turno è sempre capace di esaltarsi nelle difficoltà e imbastire la prestazione della vita. Il fatto è che, non appena pensiamo di essere al massimo livello del calcio europeo, la Champions ci riporta con i piedi per terra e ci dice di continuare a lavorare. Lo ha ricordato ieri anche Gasperini mentre preparava la Roma per l’impegno di stasera in Europa League, sottolineando come «per le italiane vincere in Europa è sempre molto difficile».

Un concetto che fa il paio con l’analisi di Chivu a caldo del ko con l’Arsenal: «In serie A non siamo abituati a fare un determinato tipo di partite». Il tecnico nerazzurro intendeva le gare con un impatto fisico ed emotivo massimale spalmato sull’interezza dei novanta minuti. Il punto è proprio questo: Inter -Napoli è stata una gara di quel genere, e se l’abbiamo segnalata con entusiasmo è proprio perché non ne siamo abituati. Ne consegue che le nostre squadre sono costrette a “alzare il livello” artificialmente quando scendono in campo in Champions quando invece dovrebbero trovarsi in modo naturale “a quel livello” perché abituate a giocare, se non tutte le 38 giornate, almeno 25-30 partite di quel tipo (colpo su colpo, azione su azione) nel proprio campionato. Non è che la serie A non è allenante, è che allena altre cose. Cose che a noi sembrano primarie mentre nei curriculum da Champions sono immancabilmente secondarie. C’è però un aspetto che lascia ben sperare: la reazione dei tecnici. Sia Chivu che Conte hanno raccontato le cose come stanno, senza nascondersi.

L’uno ha ammesso candidamente che l’Arsenal era più forte; l’altro ha riconosciuto che il Napoli avrebbe dovuto vincere per come si era messa la gara (vantaggio e uomo in più), anche con i pochi giocatori che aveva a disposizione. Gli alibi del “giocare ogni tre giorni” o della conta degli assenti sono rimasti fuori dalle sale stampa. E questa è una mentalità finalmente europea e non “italiana”, nel senso peggiore del termine. Questa onestà intellettuale è l’esatta leva che può farci crescere e avvicinare a quel livello lì. Perché se aspettiamo di colmare il gap con i soldi, rischiamo di aspettare per sempre. La mentalità, invece, è gratis. Basta avere il coraggio di applicarla.