Il momento di Carlos Alcaraz continua ad alimentare riflessioni, soprattutto in Spagna, dove le ultime uscite del numero uno mondiale hanno acceso il dibattito sul peso mentale della sua stagione. A Miami, durante la sconfitta contro Sebastian Korda, il campione spagnolo ha lasciato emergere tutta la propria frustrazione rivolgendosi con durezza al box: “Non ce la faccio più oggi, voglio tornare a casa adesso”, parole che hanno immediatamente fatto il giro del circuito.
Non si tratta di un episodio isolato. Già a Indian Wells, dopo il successo sofferto contro Arthur Rinderknech, Alcaraz aveva mostrato nervosismo con una frase diventata simbolica: “Con me sono tutti Federer”. Segnali che raccontano una fase meno brillante, non solo sul piano tecnico ma soprattutto emotivo.
Per interpretare questo passaggio delicato, il quotidiano spagnolo El Mundo ha raccolto l’analisi di Josefina Cutillas, psicologa che ha seguito Alcaraz fino ai 15 anni. Secondo la specialista, il campione murciano starebbe pagando un accumulo di tensione: "Gli atleti non hanno poteri soprannaturali, sono esseri umani. Carlos ha accumulato troppo stress e a un certo punto è crollato emotivamente".
La lettura è chiara: il problema non sarebbe eccezionale né irreversibile, ma richiede attenzione, recupero e una gestione diversa delle energie. Da tempo il confronto con Jannik Sinner passa anche da qui. Se l’azzurro viene spesso indicato come modello di controllo e lucidità, Alcaraz mostra invece una personalità molto più istintiva e trasparente. Una caratteristica che, secondo chi lo conosce, non è necessariamente un limite ma il riflesso della pressione che accompagna chi vive costantemente al vertice. Per ritrovare equilibrio, Carlos ha spesso scelto pause improvvise: qualche giorno a Ibiza o il ritorno in famiglia. Segnali di una necessità precisa, quella di staccare per ritrovare sé stesso.




