Libero logo

Fabio Caressa spiana Adani e Cassano: "Poracci, che brutta fine"

di Lorenzo Pastugliamartedì 14 aprile 2026
Fabio Caressa spiana Adani e Cassano: "Poracci, che brutta fine"

2' di lettura

Un accusa tira l’altra. Prima il solito Antonio Cassano, che attacca come fa sempre a Viva El Futbol, e ora a sorpresa Fabio Caressa, che ha rotto il silenzio replicando al barese dopo le pesanti accuse degli ultimi giorni. Un intervento che non è solo una risposta, ma anche una riflessione più ampia sul ruolo di chi lavora nel mondo della comunicazione sportiva. Tutto è nato dallo sfogo di Fantanonio, che non aveva risparmiato nessuno: “Avete dignità zero — le sue parole — state portando il calcio nel baratro col vostro lecchinaggio”. 

Parole forti, dirette anche a Caressa, che però ha scelto una linea diversa, senza scendere sullo stesso piano: “Ma scusate, ma se voi camminaste su una strada, e sull'altro marciapiede c'è uno che vi urla degli insulti sgangherati, ma che fate? Vi fermate a parlarci?”. Una metafora chiara, con cui il giornalista ha spiegato perché non intende alimentare lo scontro: “No, tirate dritto, pensate ‘poraccio, che finaccia’”. Da qui, però, il discorso si è allargato. Caressa è entrato nel merito del ruolo pubblico di chi lavora nei media: “Siamo personaggi pubblici che rappresentano dei brand — ha aggiunto il romano — io lavoro per aziende importantissime”. 

Lele Adani umiliato da Gigi Cagni: "Perché sparirai", rissa furibonda

Il nuovo dissing del mondo del pallone ha per protagonista Daniele Adani, ormai talent di punta di Raisport, Radio Deeja...

Senza mai fare nomi diretti, il riferimento è risultato evidente: “Siamo proprio sicuri che uno che rappresenta un’azienda importantissima (Adani, ndr) sia presente settimanalmente in un posto dove si insultano regolarmente le persone?”. Una domanda che suona come una stoccata, soprattutto per chi frequenta certi contesti mediatici. Il concetto è stato infine ribadito con forza: “Ogni azienda ha delle regole di comportamento — ha concluso Caressa — Non basta cambiare cappello perché i brand che rappresentiamo, li portiamo qui sul petto come marchi della squadra”.

Qui il video dello sfogo di Caressa