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Sinner al Roland Garros: rumors, l'insidia più grande per il numero 1

di Carlo Galatisabato 23 maggio 2026
Sinner al Roland Garros: rumors, l'insidia più grande per il numero 1

3' di lettura

«Il mio obiettivo è Parigi». Jannik Sinner lo ripete da mesi, con ostinazione, “volli sempre volli, fortissimamente... Parigi”. Dopo ogni vittoria, dopo ogni Masters 1000 conquistato, dopo ogni domanda sul numero uno o sui record. Parigi.

Sempre Parigi al centro o come cartina di tornasole. Come se tutto il resto fosse stato soltanto preparazione, attesa. Poi c’è la finale persa lo scorso anno contro Carlos Alcaraz che continua a rimanere lì, sospesa tra i ricordi e il dolore. Tre match point mancati, il Philippe-Chatrier a un passo e la sensazione che il Roland Garros sia diventato un conto da chiudere. Stavolta, però, Alcaraz non ci sarà: lo spagnolo, ancora fermo per infortunio, rientrerà soltanto dopo Wimbledon. Si spera.

Il punto, semmai, è che il primo avversario di Sinner resta Sinner stesso. Non Zverev, non Medvedev, non Djokovic che lo batté a Melbourne qualche mese fa, non il tabellone. Il vero rivale dell’altoatesino è la somma di tutto ciò che ha costruito negli ultimi undici mesi: vittorie, finali, record, sei Masters 1000 consecutivi e una sensazione di dominio che nel tennis moderno ha pochissimi paragoni. Tutto questo pesa. Nei muscoli, certo, ma soprattutto nella testa, dove la stanchezza si mescola alla pressione e dove anche le certezze possono navigare a vista.

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ESALTAZIONE

Perché il Roland Garros è l’esaltazione della fatica applicata al tennis. Terra rossa, tre set su cinque, scambi lunghi, partite che smettono di essere solo tecnica per diventare una prova di resistenza. Non esiste torneo più esigente fisicamente e Sinner questo lo sa bene. Il tabù delle tre ore e cinquanta minuti resta lì: Jannik non ha mai vinto una partita durata oltre quella soglia e in uno Slam che storicamente produce maratone soprattutto nelle fasi finali, non è un dettaglio.

Sarebbe però ingeneroso ridurre tutto all’incognita della tenuta atletica. Sinner arriva a Parigi nel momento più alto della sua carriera. Ha vinto Roma cinquant’anni dopo Adriano Panatta, ha vinto Madrid e Monte Carlo, ha trasformato la stagione sulla terra in una lunga dimostrazione di forza. Oggi il suo tennis sembra stare su un piano diverso rispetto agli altri e la domanda da farsi non è se sia il più forte, quella è scontata. La domanda è quanta benzina sia rimasta nel serbatoio dopo mesi trascorsi a tirare la carretta dei successi.

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AIUTO

Il sorteggio in tal senso gli ha dato una mano: Sinner debutterà con una wild card, il francese Tabur, numero 165 del ranking. Un avvio morbido, con Moutet o Landaluce possibili avversari al terzo turno. Nei quarti il nome più pesante è Shelton, mentre in semifinale la strada potrebbe portare verso Auger-Aliassime o Medvedev. Zverev e Djokovic sono dall’altra parte e potrebbero incrociarlo soltanto in finale. Nello stesso lato di tabellone c’è anche Darderi, con un possibile derby azzurro agli ottavi, mentre Cobolli potrebbe trovare Medvedev lungo il suo percorso. Alla fine però, tutto inevitabilmente, torna sempre lì: a Sinner contro se stesso.

I bookmaker lo considerano il grande favorito sia a Parigi che a Wimbledon, con quote bassisime per uno Slam, figurarsi per due. Parigi, però, non si vince nelle previsioni masi vince restando in piedi quando la terra comincia a chiedere il conto alle proprie energie psichiche e mentali. Sinner lo ha imparato sulla propria pelle lo scorso anno e da lì riparte per chiudere quel cerchio fermo a tre match point.