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Jodar al Roland Garros, altro caso: "Come umilia la bimba mascotte"

di Lorenzo Pastuglialunedì 1 giugno 2026
Jodar al Roland Garros, altro caso: "Come umilia la bimba mascotte"

2' di lettura

Nel giro di pochi giorni al Roland Garros, Rafael Jodar è riuscito a ritrovarsi per la seconda volta al centro delle discussioni. E anche stavolta non per quello che ha fatto con la racchetta in mano. Il giovane spagnolo — semifinalista a Madrid e reduce dalla polemica per il presunto contatto con una raccattapalle poi rivelatosi inesistente — è finito nuovamente sotto osservazione dopo il suo ingresso in campo prima della sfida tutta spagnola contro Pablo Carreno Busta. Una partita che poi avrebbe vinto con carattere, rimontando fino al successo al quinto set. 

A far discutere sono state però le immagini precedenti all'inizio dell'incontro. Come da tradizione, Jodar avrebbe dovuto entrare in campo accompagnato da una giovane mascotte. La bambina era lì, pronta a prendergli la mano. Lui invece è uscito dal tunnel senza voltarsi, proseguendo dritto verso il terreno di gioco. La piccola, colta di sorpresa, ha provato a seguirlo senza sapere bene cosa fare, mentre la scena veniva ripresa dalle telecamere. Sui social il video è diventato rapidamente virale. In molti hanno accusato il tennista di scarsa sensibilità, sottolineando la delusione evidente sul volto della ragazzina. Altri, invece, hanno invitato a contestualizzare l’accaduto.

Rivedendo le immagini, infatti, sembra più una distrazione che un gesto intenzionale. Jodar appare completamente immerso nella preparazione mentale della partita e dà l'impressione di non accorgersi nemmeno della presenza della mascotte.

Un episodio certamente poco felice, ma probabilmente lontano dalle cattive intenzioni che qualcuno gli ha attribuito. Il problema, per lo spagnolo, è che arriva subito dopo un'altra polemica. Nel turno precedente era stato accusato di aver spinto una raccattapalle, salvo poi scoprire che si trattava soltanto di un effetto ottico generato dalle immagini televisive. Insomma, anche una semplice distrazione rischia di trasformarsi in un caso.

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