Dopo il ritiro contro Matteo Arnaldi al Roland Garros, la sensazione per Matteo Berrettini è quella di un conto che torna a presentarsi sempre uguale. Un altro stop, un’altra partita lasciata a metà, e soprattutto la difficoltà di rimettere insieme i pezzi dal punto di vista mentale prima ancora che fisico.
Nel secondo set, sotto 4-2 e sul 40-0 per l'avversario, Berrettini inizia a zoppicare vistosamente. Dal suo box gli fanno ampi gesti: "Fermati", "Ritirati". Lui però cerca di resistere, fino alla fine. Invano.
No se puede creeer lo de Berrettini... durísima imagen
— Eurosport.es (@Eurosport_ES) June 3, 2026
Su 'box' le dice que pare, pero él quiere seguir hasta el final#RolandGarros pic.twitter.com/2CVx5krLGW
Il romano ha provato a non farsi risucchiare dal solito pensiero, quello che arriva quando il corpo si ferma mentre la testa era ancora in piena battaglia, ma è andata così: ”Perdere o vincere ovviamente era importante, ma è una sensazione diversa quando vai a casa e pensi solo a cosa avresti potuto fare meglio se hai perso la partita in questo modo — le parole del ‘Berro’ — Mi sono sentito e mi sento come se mi fosse stata tolta la possibilità di esprimermi fino all'ultimo punto, di provarci, ed è un po' quello che è successo negli ultimi anni”.
La delusione resta, ma dentro c’è anche la volontà di non cancellare quanto costruito a Parigi: "Devo prendere le cose buone che ho fatto in questo torneo perché poche settimane fa e pochi giorni fa sarebbe stato pazzesco pensare a me nei quarti di finale e quindi cercherò di tornare a casa con il sorriso sulle labbra — ha aggiunto in conferenza stampa — Sarà dura, ma questa è la mentalità che mi piace avere”.
Il problema all’anca si è fatto sentire nel momento più delicato. Berrettini ha provato a stringere i denti, poi ha dovuto alzare bandiera bianca: "A metà del primo set ho iniziato a sentire qualcosa mentre servivo, ma stavo gareggiando, la partita era davvero dura e semplicemente non ci ho dato molto peso — ha spiegato, motivando la scelta del ritiro come arrivata quasi di conseguenza — Il tennis è uno sport individuale, non c'è un cambio e non posso chiedere una sostituzione, devo pensare al mio futuro”. Infine il rispetto per l’avversario: "Dobbiamo dare a Matteo il rispetto che merita — ha concluso — perché per batterlo stasera (mercoledì sera, ndr) dovevo essere al 100%”.




