Libero logo

Mondiali 2026, Inghilterra senza alibi: la rosa, le accuse a Tuechel e la cabala

di Claudio Savellimercoledì 17 giugno 2026
Mondiali 2026, Inghilterra senza alibi: la rosa, le accuse a Tuechel e la cabala

3' di lettura

Che storia se l’Inghilterra riuscisse finalmente a riportare il football a casa proprio nel torneo in cui, a quelle latitudini, si ostinano a chiamarlo soccer. Stasera alle 22, contro la Croazia di un Modric all’ultimo valzer supportato dalla nuova generazione dei Sucic e Baturina, la Nazionale dei Tre Leoni inizia la sua avventura nella Coppa del Mondo americana. E lo fa spogliata dei vecchi commissari tecnici federali che, secondo il popolo del re, non avevano abbastanza aura per porre fine alla maledizione lunga ormai 60 anni. Dal 1966 non vincono un Mondiale, o meglio, non vincono proprio niente, e la sensazione è che la generazione di talenti per smontare il tabù stesse passando, a partire da un centravanti come Kane che chissà quando ti rinasce.

Così per questo Mondiale è stato ingaggiato un allenatore di club. Vincente (la Champions League, peraltro con un club inglese, il Chelsea). Straniero, a cui la pantomima del “football che torna a casa” non pesa e semmai può godere dell’adagio di Lineker, leggenda inglese, per cui «ventidue uomini rincorrono un pallone per novanta minuti, e alla fine vince la Germania» o un tedesco come Thomas Tuchel.
Se Southgate era l’uomo della Federazione attento al compromesso, Tuchel è l’allenatore che si è costruito la squadra preferita.

La sue scelte hanno fatto discutere perché Foden, Palmer, Alexander-Arnold, Hall, Gibbs-White e Wharton sono rimasti a casa. Ma Tuchel la pensa come il nostro Julio Velasco e ha cercato di spiegare ai britannici che «la squadra migliore possibile non è necessariamente quella composta dai 26 giocatori più talentuosi. Posso assicurare che abbiamo 26 giocatori che si impegnano al 100%, conoscono il loro ruolo e credono nello spirito di squadra e nell’altruismo». Ha preferito comprimari magari meno scintillanti ma disposti a non pretendere la titolarità fissa, evitando il surplus di talento tanto affascinante nell’album delle figurine quanto ingestibile nella brevità di un Mondiale.

I risultati, per ora, gli danno ampiamente ragione. L’Inghilterra sbarca negli States in pompa magna, forte di un girone di qualificazione con otto vittorie su otto, 22 reti segnate e un incredibile zero alla voce gol subiti. Numeri che, stranamente, non si traducono nella solita attesa spasmodica in patria: su questa squadra c’è meno pressione del solito, proprio perché la ritengono meno forte delle precedenti che hanno perso due Europei in finale, uno contro di noi e uno contro la Spagna, e che ai Mondiali in Qatar è uscita ai quarti di finale.

Nemmeno l’ultimo report del CIES, per il quale l’Inghilterra guida la classifica del valore sul mercato con la stima di 1,45 miliardi di euro, addirittura di più di Francia (1,43 miliardi) e Spagna (1,40 miliardi), mette pressione a Tuchel che impassibile porta avanti la sua filosofia anche di fronte agli imprevisti. Ieri infatti Tino Livramento ha dovuto alzare bandiera bianca e al suo posto (prima dell’esordio si può sostituire un convocato) è stato chiamato il difensore del Chelsea Chalobah.

Non un terzino vero come Alexander-Arnold, Hall o Lewis-Skelly ma un centrale adattabile di cui la rosa era già piena, vedi Konsa, Burn e Quansah). Tuchel ha individuato una strada e ora la percorre fino in fondo. Coerenza, la prima caratteristica che deve avere un ct. E se fosse quella che finalmente riporta il football a casa?