Finché la polemica va, lasciala andare. Immaginatevi di essere presidente di una fiera libraria, per la piccola e media editoria, e di introdurre un patentino a cui gli editori devono sottostare per partecipare alla rassegna. Un’abilitazione che presuppone un atto di fede verso l’antifascismo. Immaginate ora il modulo con scritto sopra che la casa editrice «dichiara sotto la propria responsabilità», con una certa solennità, «di riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana». Non smettete di fantasticare perché, a questo punto, il vostro ex marito con un passato da senatore del Partito democratico risulta proprietario di un’imbarcazione costruita nel 1939 dai nazisti.
Pensate, sorridendo, quanto buffa potrebbe essere una vicenda del genere. Prima la categorica impartizione della partigianeria, fuori tempo massimo, e poi nei bei tempi che furono le gite sulla barca di Hitler. Ecco, potete smettere di ipotizzare perché la realtà è più fervida dell’immaginazione. Parliamo di Annamaria Malato e dell’ex consorte, nonché già onorevole dem, Raffaele Ranucci.
La Malato presiede dal 2002 la fiera Più libri più liberi, manifestazione che il prossimo dicembre è pronta a inaugurare la sua 25esima edizione. La manifestazione letteraria ha avuto un crescendo, anno dopo anno, fino a quando non ha incontrato la diatriba del 2025. Fino a quando le edizioni Passaggio al Bosco non si sono palesate sul suo percorso. L’editore, proprietario del marchio, Marco Scatarzi e il suo entourage sono finiti al centro delle critiche perché accusati di essere in odore di Fascismo. E allora le pantomime, le simboliche saracinesche abbassate degli editori baluardi dell’antifascismo, i Bella ciao, ma soprattutto l’isterismo. Quello diventato cifra stilistica della sinistra in cerca d’autore. Passano sei mesi e allora è il momento di tirare fuori il patentino, l’ovunque proteggimi antifascista.
Che non sappiamo se val bene una messa, ma per vietare le libertà editoriali degli altri, siatene certi, vale assolutamente. E così è dovuto intervenire il presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlando diffusamente di censura, poi Più libri più liberi ha aggiustato la mira. «Sarebbe molto bello se venisse - il premier, ndr - e lo dico non con intento polemico, ma per dimostrare che si tratta di un grande fraintendimento».
Malintesi invece non siamo riusciti a trovarne sullo Skagerrak, ovvero lo yacht di cui sopra. Nel 1939 la marina da guerra tedesca decise di costruire un natante per partecipare alla America’s cup. Fu voluto proprio da Adolf Hitler per prendere parte alla Coppa, come racconta il libro Skagerrak, in esposizione all’Artemare Club, testo «gentilmente donato qualche anno fa dall’armatore, il Senatore Raffaele Ranucci», come riportato da Pressmare. Il nome? Ricorda il luogo di una battaglia - precisamente il canale tra la Danimarca e la Norvegia- dove la marina teutonica sconfisse quella inglese nel 1916 nel corso della Grande guerra.
L’imbarcazione sopravvisse alla Seconda guerra mondiale, divenne proprietà di un comandante della Raf e nel 1963 fu acquistata dal padre di Ranucci. «Da allora la usiamo noi e c’è un pezzo di Hitler a Gaeta», così una quindicina d’anni fa si esprimeva Georgette Ranucci, sorella del senatore.
C’è, datato 2019, un video divertito di Antonello Venditti che “intervista” il proprietario dello Skagerrak. Immersi nel Mediterraneo, con Stromboli sullo sfondo, i due si danno manforte nell’arte del gigioneggiare attorno alla leggenda di Hitler e della sua barca. Ranucci racconta la storia, cerca di minimizzare la “leggenda” del Führer e dello yacht.
Si lascia andare a un «al posto di salire sulla barca ha invaso la Polonia». Le battutine con gli ammiccamenti prendono il largo. Addirittura, prima di definirlo «veltroniano di ferro» - come la Malato del resto - L’Espresso canzonandolo lo definì «il progressista con la barca di Hitler». Chissà quante volte la coppia, prima di separarsi, ha solcato i mari sullo Skagerrak. Liberi con le onde tutto attorno, ma soprattutto liberi da patenti (tranne quella nautica, speriamo), perché per salire sull’imbarcazione del Terzo Reich non servono attestati di antifascismo. Invece per esporre libri e idee sì.




