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Ultrà dell'Atalanta e Israele in guerra per errore

Bergamo è preda da qualche giorno di un certo caos, per ora soltanto su Internet. Colpa come sempre della politica e del pallone
di Giovanni Longonilunedì 17 agosto 2026
Ultrà dell'Atalanta e Israele in guerra per errore

4' di lettura

«Come disse Gesù ai Filistei...». «Farisei«, corregge un altro utente del portale Atalantini.online più versato negli studi biblici che nel folklore orobico. Uno scambio surreale che mostra a che punto Bergamo sia preda da qualche giorno di una crisi isterica collettiva, per ora soltanto su Internet. Colpa come sempre della politica e del pallone: giovedì prossimo l’Atalanta esordisce nella Conference League e alla New Balance Arena arriva una squadra israeliana.

Si chiama HaPoel di Tel Aviv, uno dei club storici dello Stato Ebraico. Quando s’è saputo dell’abbinamento, sui social del tifo organizzato è scoppiata l’intifada da tastiera. ProPal scatenati a chiedere il boicottaggio della partita, la sospensione del tifo o quanto meno fischi contro la squadra ospite. «Come disse Gesù ai Filistei» prosegue l’utente citato all’inizio buttandosi in una strampalata ricostruzione storica partendo dai filistei biblici che sarebbero diventati i Palestinesi di oggi. Il commentatore nerazzurro, con equanimità bergamasca, conclude che quella gente lì, semiti & affini, si ammazzano da migliaia di anni senza possibilità di pacificazione. «Come disse Gesù ai Filistei», sostiene infatti un proverbio locale, «chèi chi al ciàpa in del cül i’è semper chèi». Che significa: «Sono sempre gli stessi a restare fregati».

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Lo scontro sul web è violento; da una parte i proPal, che sono o sembrano tanti. A fronteggiarli si trovano soprattutto tifosi che non vogliono sentir parlare di politica, men che meno di roba mediorientale. «Solo Atalanta». «Fuori la politica dagli stadi». Per ora, però, i gruppi organizzati non hanno rilasciato direttive riguardo alla partita di giovedì. La spinta dei filopalestinesi e di qualche raro utente arabo o musulmano è comunque decisa. Come dappertutto, però, gratta gratta e sotto il proPal trovi il proPutin. «Israele è in Asia che ci fa in una competizione europea?». (Modesta risposta: i vicini arabi e islamici non ce li vogliono). «Fuori la politica?».

Chiede retoricamente un altro: «E allora perché non ci sono le squadre russe?». Più variopinto il fronte opposto: «Questi fanno tanto qui (per modo di dire) ma perché non vanno lì ad aiutare? Sarebbero i primi a scappare». «Sembrava strano non ci fosse il “Palestina libera”», scrive un altro. C’è chi va sul classico: «Andate a lavorare». «Staranno in coda anche loro», ipotizza invece una utente che forse si riferisce ai disastri provocati dal nuovo servizio di autobus elettrico in città. «Se vi piacciano i terroristi islamici e i fanatici, andateci a vivere in quei Paesi! Fò d’i coióni!». «Boicottate il vostro cervellino sinistro io ci andrò allo stadio sempre e comunque forza Dea». «Avete rotto il cazzo con Gaza».«Bastaaaaaaa Decine di guerre nel mondo ma vi interessa solo lì... Anche dalle altre parti muoiono bambini....». «Gaza... Chi? Gascoigne?>. E su questa battuta cala il sipario.

Le autorità di polizia, però, sono in allarme. Non per i precedenti calcistici: Fiorentina-Maccabi Haifa (2024) e Trento-Hapoel (2024) si sono svolte senza gravi incidenti. Un po’ peggio fu nell’ottobre scorso con Italia-Israele a Udine quando ci furono scontri e fermi. Invece la partita di Eurolega di basket Virtus Bologna-Maccabi Tel Aviv (novembre 2025) degenerò in guerriglia urbana: migliaia in corteo, petardi, idranti, agenti feriti. E polemiche fra sindaco piddino Lepore e il ministero dell’Interno Piantedosi. L’aspetto comico della vicenda è, però, che i sanguinari sionisti complici del genocidio e in maglia rossa - rossa come il sangue dei bimbi palestinesi - sono invece la squadra e la tifoseria più a sinistra dello Stato ebraico.

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In curva si sprecano le bandiere con Che Guevara e quelle palestinesi. Chi la tifa non vota Bibi. È anche la più seguita dal pubblico arabo israeliano, dopo il Maccabi Haifa – ma questo fatto è normale: Haifa è la grande città araba del nord di Israele. I rossi di Tel Aviv sono la squadra operaia per antonomasia e lo dice il nome stesso, ha-Poel significa il lavoratore, l’operaio. Quando c’è il derby col Maccabi Tel Aviv, che ha una tifoseria di destra, quella laica vicino al Likud e a Netanyahu, volano sprangate. Nulla però rispetto agli incontri col Beitar Gerusalemme: squadra nata dall’ala giovanile del Likud ma spostatasi sempre più verso il sionismo religioso, quello che oggi è incarnato da Ben Gvir e Smotrich. Allora fra HaPoel e Beitar scoppiano scontri fra ultras ai quali solo la vecchia guardia del tifo orobico, la generazione del Bòcia, potrebbe partecipare senza sfigurare. Resta da capire a questo punto se i proPal orobici finiranno per boicottare o fischiare la squadra che più odia Netanyahu. Non stupirebbe affatto: la sinistra israeliana da anni le busca da tutti. Lo ripeteva anche Gesù ai Filistei.

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