C’è un errore di prospettiva nel dibattito sulla mancata nascita di uno Stato palestinese: si indicano i coloni ebrei in Cisgiordania come la causa, o comunque una delle cause principali, di questo fallimento. È un’inversione logica. I coloni non sono la causa: sono una conseguenza. Le loro incursioni violente per allargare gli insediamenti sono senza dubbio un ostacolo concreto alla pace: sottraggono terra, alimentano l’odio quotidiano. Buona parte della società israeliana li detesta, li considera un peso politico e morale, e da decenni li vede come un problema di sicurezza interna oltre che internazionale. Anche fra di loro, i mitnachalim, coloni o settlers in inglese, ci sono differenze. Più o meno un terzo sono laici, un terzo religiosi ultraortodossi e un terzo sionisti religiosi, vale a dire i fan di Ben Gvir e Smotrich. Sono soprattutto quelli di questo terzo gruppo a creare problemi.
Ma la loro stessa esistenza e capacità di espandersi indisturbati anno dopo anno, non fa che certificare un dato più profondo: la totale debolezza dei centri di potere arabi in Cisgiordania. Dove non c’è un’autorità capace di controllare il territorio, qualcun altro lo occupa. I coloni riempiono un vuoto di sovranità, non lo creano. Il confronto con Gaza è illuminante. Gaza è l’unico Stato palestinese de facto mai esistito sulla faccia della Terra: territorio, popolazione, monopolio della forza, la triade weberiana della sovranità, tutta presente. E lì i coloni, espulsi da Ariel Sharon nel 2005, non si sono più fatti rivedere. Le stesse Forze di difesa israeliane hanno avuto, e hanno tuttora, enormi difficoltà a rientrare nella Striscia con continuità. Questo dimostra, più di ogni proclama, che Hamas aveva e probabilmente ha ancora il controllo effettivo del terreno e del consenso popolare, quantomeno nella forma della sottomissione. Ma quella Gaza granitica, compatta, impenetrabile ai coloni, era ed è probabilmente ancora uno Stato il cui unico vero scopo è muovere guerra a Israele. Uno Stato Islamico come Daesh. Un regime terrorista.
La tesi del genocidio a Gaza smontata punto per punto
Prima ti stermino e poi ti metto sotto accusa per genocidio. Inizia il giorno successivo alle stragi in Israele del 7 ot...Qui sta il punto centrale: la solidità di Gaza e la frammentazione della Cisgiordania hanno la stessa radice. Non sono esiti opposti di due strategie diverse ma due facce della stessa realtà politico-teologica. Agli arabi islamici, nel loro complesso, non interessa fondare uno Stato palestinese funzionante, pacifico, riconosciuto e convivente con Israele. Se lo avessero voluto davvero, lo avrebbero già costruito; lo ha dimostrato Hamas a Gaza: quando la volontà e l’organizzazione ci sono, uno Stato de facto si può edificare in tempi rapidi, con un esercito, un’amministrazione, un controllo capillare del territorio. Ma quello Stato ha un solo scopo: quello di fare la guerra.
Ciò che davvero interessa, in questa lettura della Storia che non è propria solo degli estremisti religiosi, non è la statualità palestinese in sé ma la scomparsa di Israele, o quantomeno la sua espulsione dal Dar al-Islam, dalla “casa dell’Islam”. Lo Stato palestinese diventa allora un mezzo per arrivare a quell’obiettivo, non il fine del nazionalismo palestinese. Perché a definire l’identità degli arabi musulmani, in Palestina come altrove, non è primariamente la categoria nazionale, ma quella religiosa. Ed è quella cornice religiosa (e politica) a non ammettere che Israele esista proprio lì dove gli ebrei lo hanno creato, o ricreato, nella terra che considerano testardamente la loro.




