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Mario Calabresi, un patto a sinistra per farlo fuori

di Andrea Muzzolonmartedì 8 settembre 2026
Mario Calabresi, un patto a sinistra per farlo fuori

3' di lettura

Potremmo ribattezzarlo “lodo Cucchiara”, dal nome della consigliera comunale dei Verdi che per prima ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e l’ha detto chiaramente: se la sinistra radicale vuole vincere le primarie, i candidati in campo devono trovare un accordo. Altrimenti il prossimo candidato sindaco del campo largo sarà Mario Calabresi.

Il 2016 insegna: Beppe Sala, sostenuto dall’allora segretario del Pd Matteo Renzi, vinse le primarie perché la sinistra-sinistra andò divisa. Il commissario di Expo, infatti, si impose ai gazebo con il 42%, ovvero circa 24mila voti. Col cerino in mano rimasero Francesca Balzani, vicesindaco uscente sostenuta da Giuliano Pisapia, e Pierfrancesco Majorino. La prima raccolse il 34% delle preferenze, il secondo il 23%. Una facilissima addizione dimostra come l’ala più radicale sarebbe stata maggioritaria, ma uscì sconfitta a causa delle divisioni interne. Per questo, da inizio mese, la consigliera Cucchiara continua a invocare un tavolo tra i candidati rossi alle primarie.

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«Se vogliamo che, nella coalizione, ci sia un confronto vero tra un’area moderata e centrista e un’area progressista, è necessario unire le forze. Io, per esempio, immagino un primo incontro interno per definire insieme le linee comuni e poi un confronto dei quattro, aperto e sincero, con la città», ha detto ieri in un’intervista su Repubblica. I diretti interessati sono ormai noti: Pierfrancesco Majorino, Lorenzo Pacini, Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta. Proprio il capogruppo dem in Regione Lombardia ha già provato sulla sua pelle gli effetti delle divisioni interne all’area progressista.

E per questo, nonostante la sua campagna elettorale sia partita da mesi, non ha ancora ufficializzato la candidatura alle primarie. Come vi avevamo anticipato su Libero, la sua strategia passa proprio per il tavolo invocato dalla consigliera di Avs.

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Nel caso risultasse il candidato unitario di tutta la sinistra radicale, il suo peso crescerebbe enormemente; così come le sue possibilità di vincere le primarie. Ma il percorso è ancora lungo. La date delle primarie è ancora tutta da individuare. Beppe Sala ha parlato di gennaio o febbraio 2027; un calendario che ricalcherebbe quanto fatto nel 2016, quando per le comunali si votò nel primo fine settimana di giugno. Anche l’anno prossimo, la data potrebbe essere analoga, ma molto dipenderà dal governo e dalla possibilità di accorpare le amministrative con le politiche.

«L’idea sarebbe aprire un confronto, partendo dai temi per arrivare a un punto comune: non vogliamo imporre una decisione, ma facilitare una sintesi», ha spiegato la Cucchiara a Rep. Resta ferma la volontà di proporre un programma in forte discontinuità con quanto fatto dalla giunta Sala: «La discontinuità la vedo anzitutto su due aspetti: il primo è la democrazia interna, il rapporto con il Consiglio comunale e i municipi, spesso bypassati da una gestione troppo individuale del potere amministrativo. Nella prossima consiliatura auspico più condivisione, vorrei non dover occupare l’aula di Palazzo Marino come accaduto per il gemellaggio con Tel Aviv», ha dichiarato la consigliera.
Poi ha continuato: «Deve cambiare il rapporto tra pubblico e privato in tanti settori: abbiamo più volte recriminato accordi troppo a favore dei privati». Ah, che meraviglia la “discontinuità” da sé stessi...