I 139 giorni di stop forzato alla fine si sono fatti sentire nel modo più brutale. Carlos Alcaraz esce ai quarti di finale degli Us Open, sconfitto dal beniamino di casa Ben Shelton al termine di una maratona di 4 ore e 28' di gioco.
Dopo il primo set vinto al tiebreak, lo spagnolo ex numero 1 al mondo cede il passo progressivamente, sempre più impreciso, meno lucido tecnicamente e tatticamente e soprattutto svuotato fisicamente, tanto che ad un certo punto si è dovuto fermare per vomitare nell'asciugamano, al termine di uno scambio particolarmente intenso.
Si è trattato solo della seconda sconfitta al quinto set per Alcaraz in 17 precedenti, a sottolineare l'importanza della vittoria di Shelton. In questa edizione di Flushing Meadows, ultimo Slam della stagione, avevano accusato malesseri anche Novak Djokovic e Lorenzo Musetti. Per Alcaraz, ovviamente, pesa anche il pregresso dell'infortunio.
"Sono stanco. E' stata una battaglia, una partita epica, durissima dal punto di vista fisico", esulta a caldo Shelton. "Carlos a soli 23 anni è già uno dei più grandi campioni del nostro sport ed è sempre divertente trovarsi in campo contro di lui. A volte è assurdo vedere le cose che riesce a inventarsi. Ma questa è stata sicuramente la partita più divertente che abbia mai giocato nella mia carriera".
La chiave non è stata solo il servizio. "Ho risposto davvero bene e credo di essere stato intelligente nel modo in cui ho affrontato i suoi turni di battuta. L'ho costretto a giocare tante palle e sono stato bravo ad approfittare delle occasioni nelle quali non trovava perfettamente gli angoli che cercava - ha evidenziato -. Allo stesso tempo non mi sono preoccupato troppo quando serviva esattamente dove voleva e faceva ace. Per me è stato importante riuscire a tenere negli scambi, avere un piano da fondocampo ed eseguirlo senza perdere tutti i punti dalla linea di fondo. Anche questo mi ha aiutato molto in risposta".
Il pubblico, fino a ben oltre le 3 della notte, è rimasto in tribuna a sostenere entrambi. "Per me l'energia arriva sempre dalle persone che sono sugli spalti. Che siano i miei allenatori e il mio team, la mia famiglia e i miei amici oppure la città di New York, che è rimasta qui fino alle tre del mattino e oltre continuando a gridare 'USA' fino alla fine. Sono loro che mi hanno permesso di continuare a lottare e sono loro che mi hanno aiutato a vincere questa partita. Grazie alla città di New York".
Carlos Alcaraz throwing up in his towel during his match against Ben Shelton at the U.S. Open.
— The Tennis Letter (@TheTennisLetter) September 9, 2026
It’s past 2 in the morning.
He's giving it his all. pic.twitter.com/hz6908jJPQ




