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Ostapenko derisa in cinese? Sbrocca e umilia le colleghe

di Lorenzo Pastugliamercoledì 9 settembre 2026
Ostapenko derisa in cinese? Sbrocca e umilia le colleghe

3' di lettura

Prima la protesta, poi la richiesta di una traduttrice e infine lo sbrocco. Jelena Ostapenko trasforma anche un ottavo di finale di doppio in uno spettacolo a parte. La lettone, in coppia con Hsieh Su-wei, supera Chan Hao-ching e Maya Joint 6-4, 6-4 e vola ai quarti di finale degli US Open, ma il risultato passa quasi in secondo piano rispetto a quello che accade durante e soprattutto dopo la partita. Il bersaglio della numero 32 del mondo è il box della coppia avversaria. Ostapenko accusa il team di Chan di aver oltrepassato il limite, applaudendo e urlando dopo gli errori suoi e di Hsieh e accompagnando alcune giocate con commenti sarcastici in cinese. 

A tradurle quello che veniva detto è stata proprio la compagna di doppio, Hsieh, coinvolta a sua volta nella lunga rivalità con la connazionale Chan. Durante un cambio di campo la situazione si scalda. Ostapenko si rivolge al giudice di sedia e indica il box avversario, chiedendo un intervento dell'arbitro. “Lo fanno perché sanno di non poterci battere”, protesta, definendo il comportamento “molto irrispettoso”.

La lettone arriva persino a chiedere la presenza di un traduttore cinese, così da poter capire direttamente eventuali commenti provenienti dagli spalti. L'ufficiale interviene e invita il team a mantenere un comportamento più corretto. Per qualche minuto la tensione sembra rientrare, ma Ostapenko non dimentica quanto accaduto. E quando arriva il momento decisivo, quello che dovrebbe essere soltanto il normale epilogo di una partita di doppio, la lettone presenta il conto.

Sul match point, Chan manda lungo e la partita finisce. Ostapenko si gira immediatamente verso il box avversario e comincia a urlare. Non una semplice esultanza, ma una celebrazione plateale, ripetuta più volte proprio nella direzione del team che aveva contestato poco prima. Una sorta di risposta sul campo alle provocazioni che, secondo la sua ricostruzione, aveva dovuto sopportare durante il match. Il tutto avviene dopo un successo netto, con la coppia testa di serie numero 4 capace di chiudere la sfida in due set.

Ostapenko, però, sembra voler sottolineare fino in fondo il messaggio: la discussione non è stata dimenticata e la vittoria diventa anche l'occasione per una risposta a distanza. A rete arriva un altro momento surreale. Chan saluta Ostapenko, ma evita deliberatamente Hsieh: nessuna stretta di mano, nessun contatto visivo tra le due giocatrici taiwanesi. Un gesto che riporta al centro la rivalità che da anni divide le due atlete.

Dietro la tensione di New York c'è infatti una storia molto più lunga. Hsieh e Chan sono da anni protagoniste di una relazione sportiva segnata da polemiche, accuse e recriminazioni legate anche al trattamento ricevuto dalla federazione di Chinese Taipei. Hsieh ha contestato in passato quello che riteneva un trattamento di favore nei confronti di Chan e della sorella Latisha, soprattutto per quanto riguarda sostegno, risorse e gestione delle squadre nazionali.

A New York, dunque, è bastato poco perché vecchie tensioni tornassero a galla. E Ostapenko, con il suo carattere tutt'altro che accomodante, è finita proprio nel mezzo. Prima la protesta all'arbitro, poi la richiesta di una traduttrice e infine quelle urla rivolte al box dopo il match: un finale decisamente in stile Ostapenko.