Gestivano ogni fase del viaggio dei migranti lungo la rotta del Mediterraneo orientale, partendo dalla Turchia fino ad arrivare in Calabria. Sono 25 le persone arrestate nell’ambito dell’operazione internazionale denominata "Medusa", condotta dagli agenti del Servizio Centrale Operativo insieme alla Squadra Mobile di Reggio Calabria e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo calabrese. Altri 43 individui risultano indagati a piede libero: complessivamente sono 68 i soggetti accusati di appartenere a una rete criminale internazionale composta da quattro organizzazioni ben strutturate, ciascuna con compiti precisi lungo l’intera filiera del traffico.
Le indagini condotte da polizia e magistratura reggina hanno ricostruito oltre trenta sbarchi avvenuti tra il 2017 e il 2022, durante i quali circa duemila migranti sono approdati sulle coste italiane stipati su imbarcazioni a vela. Il volume d'affari stimato si aggira intorno ai dieci milioni di euro. L’intervento congiunto della Direzione nazionale antimafia, Eurojust, Interpol, Europol e del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia ha permesso di identificare gli scafisti e i vertici delle organizzazioni coinvolte, cittadini originari di Georgia, Ucraina, Turchia e Moldavia. È stato inoltre disposto il sequestro di beni per un valore complessivo di circa tre milioni e trecentomila euro.
Vicenza, "rimpatriato lo stalker nordafricano": l'annuncio di Piantedosi
"È stato rimpatriato". Matteo Piantedosi annuncia su X il provvedimento nei confronti del "nordafr...L’indagine ha preso il via nel 2019, focalizzandosi sul sistema criminale che gestiva gli sbarchi illegali provenienti dalla Turchia verso le coste italiane, in particolare quelle di Roccella Jonica, Crotone, Lecce e Siracusa. I migranti venivano trasportati a bordo di barche a vela, guidate da scafisti perlopiù russofoni.
Le attività investigative hanno portato alla ricostruzione delle modalità operative di quattro organizzazioni criminali distinte, con basi operative all’estero. Questi gruppi erano specializzati nel trasporto di migranti – principalmente iracheni, iraniani, siriani e afghani – dalle coste turche fino all’Italia. Le diverse cellule operavano in stretto coordinamento tra loro, ciascuna dislocata in paesi differenti, ma tutte integrate in una rete transnazionale il cui unico scopo era il traffico illecito di esseri umani. Un ruolo chiave era affidato alla cosiddetta “frangia ucraina” e alla “frangia moldava”, incaricate di “reclutare gli scafisti”.