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Remigrazione, prove tecniche in Lombardia: ecco chi torna a casa sua

di Fabio Rubinimercoledì 22 luglio 2026
Remigrazione, prove tecniche in Lombardia: ecco chi torna a casa sua

3' di lettura

La politica all’interno delle istituzioni si divide tra chi urla e chi prova a trovare soluzioni concrete. Tra chi lancia slogan, ma poi ammette di non sapere come renderli applicabili, e chi invece, alla legittima battaglia politica unisce un corpo normativo in grado di renderla una cosa concreta. Quest’ultimo è il caso di Regione Lombardia che, prima in Italia, sperimenterà un modello di “remigrazione” basato su proposte reali e, leggi alla mano, realizzabili e non su slogan o video generati con l’IA. Una vera e propria sperimentazione che mira a remigare - ma non abbandonare a loro stessi - i detenuti stranieri e a dare un contributo anche all’annoso problema del sovraffollamento carcerario.

La proposta è contenuta in un ordine del giorno della Lega che verrà discussa in Consiglio regionale nella sessione in corso di assestamento di bilancio. A spiegarla è Alessandro Corbetta, capogruppo del Carroccio al Pirellone: «Si tratta di un’iniziativa concreta e di buonsenso - esordisce il leghista - e consiste nell’istituire un programma sperimentale regionale rivolto ai cittadini extracomunitari detenuti nelle carceri lombarde, prossimi al fine pena o con una pena residua non superiore ai due anni, finalizzato a favorire l’espulsione dal territorio nazionale, il rientro e la reintegrazione nei Paesi d’origine». E ancora: «La nostra proposta punta a evitare che cittadini extracomunitari detenuti, privi di reali prospettive di integrazione, vengano semplicemente rimessi sul territorio lombardo al termine della pena. Al contrario vogliamo costruire percorsi ordinati di rientro nei Paesi d’origine, accompagnati da progetti individuali di reinserimento sociale e lavorativo, anche attraverso gli strumenti della cooperazione internazionale».

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RIDURRE IL SOVRAFFOLLAMENTO
Il fatto che questo modello parta dalla Lombardia non è casuale. In questa regione il sovraffollamento carcerario è legato particolarmente agli stranieri. Al 30 giugno di quest’anno, secondo i dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, nelle carceri lombarde ci sono 9.113 detenuti a fronte di una capienza complessiva di 6.072 posti. Particolarmente interessante il dato riguardante i detenuti stranieri: sono 4.139 pari al 45% del totale. «Di fronte a questi numeri - spiega Corbetta - servono soluzioni pragmatiche e capaci di coniugare sicurezza, sostenibilità del sistema penitenziario e prevenzione della recidiva che per gli stranieri raggiunge quote di quasi il 50%». Da qui l’idea dell’ordine del giorno che impegna la giunta «a istituire e attivare, in accordo con il governo e le autorità competenti», il modello di cui abbiamo parlato fin qui e «a definire strumenti operativi, individuando le necessarie risorse regionali anche attraverso gli strumenti della cooperazione internazionale».

Chiude Corbetta: «Si tratta di una misura concreta, coerente con gli strumenti di rimpatrio volontario assistito riconosciuti dall’Unione europea. Ci aspettiamo - auspica il capogruppo leghista - ampia condivisione alla nostra proposta perché la Lombardia può dare un segnale chiaro e fare da apripista a livello nazionale: ci auguriamo che sicurezza, legalità e carceri meno affollate siano obiettivi comuni». Sia della maggioranza sia dell’opposizione. Sarà davvero così? Lo sapremo in fase di discussione dell’ordine del giorno. Lì vedremo se, davanti a una proposta supportata anche dalle politiche Ue, la sinistra lombarda accetterà la “sfida” lanciata dalla Lega.

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