Venezia, 10 giu. (askanews) - Il teatro è il grande spazio della possibilità, la dimensione di una presa di coscienza del nostre essere nel mondo e, insieme, della forza delle arti. Il festival internazionale di Teatro contemporaneo della Biennale di Venezia, giunto alla 54esima edizione, quest'anno parte dall'idea di confronto con il diverso e, al tempo stesso, ragiona sull'idea di identità. Una contraddizione fertile, che riassunta nel titolo "Alter Native", poi suggerisce realmente delle strade diverse.
"La Biennale Teatro firmata da Willem Dafoe - ha detto ad askanews Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia - ancora una volta conferma la capacità del nostro essere corpo di darsi come stato in luogo e quindi come presa di posizione dell'unicità dell'umano in una prospettiva che è visione, progetto, organizzazione ma anche capacità poetica, creativa e non è nient'altro che una fatica teoretica di costruire il domani attraverso l'esperienza viva del teatro".
Un'esperienza che prende forme differenti, al confine tra molte discipline, che il teatro spesso finisce per sussumere in sé, ampliando la portata dell'esperienza dello spettatore. "Quando ci si siede per assistere agli spettacoli - ha aggiunto Buttafuoco - ci si immerge in qualcosa di vivo e questo è il senso della mostra curata da Dafoe, dove il suo festival racconta e riferisce di una capacità dell'umano che attraverso il corpo riesce a essere poesia".
I temi affrontati passano dal genocidio al ricordo, dalla tragedia eterna dei migranti alle riedizioni di opere classiche come l'Otello di Shakespeare negli stilemi del teatro giapponese, dalle danze tradizionali indiane ai vulcani dell'Indonesia. Senza dimenticare il Leone d'oro alla Carriera Emma Dante e il Leone d'argento Mario Banushi.



