Roma, 25 set. (askanews) - Il mercato italiano dell'Intelligenza Artificiale ha raggiunto nel 2025 un valore di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% rispetto al 2024. Sono dati che arrivano dall'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. L'Istat intanto rivela che lo scorso anno il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti ha utilizzato almeno una tecnologia di AI, il doppio rispetto al 2024.
Da questi numeri è partito il convegno "Intelligenza artificiale e trasformazione digitale delle imprese", che si è tenuto nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, organizzato da Pilat & Partners. Dopo i saluti istituzionali dell'On. Massimo Milani, Segretario della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, al convegno sono intervenuti diversi esperti del settore e rappresentanti della PMI italiana. Michele Busia, CEO di Proffi, ha affermato: "L'Intelligenza Artificiale deve togliere il lavoro alle persone ma non deve togliere le persone dal lavoro. La PMI italiana oggi deve partire innanzitutto dalla formazione, sull'Intelligenza Artificiale, poi processi, e poi il marketing. Il cambiamento fa paura ma oggi bisogna adottare subito queste nuove strategie, questo nuovo metodo di lavoro, perché cambia completamente il metodo di lavoro all'interno delle PMI italiane".
Pasquale Borriello, CEO di Arkage, ha spiegato: "Le persone reagiscono in termini di impatto che l'AI può avere sul loro lavoro con ansia, con paura, con diffidenza del fatto che l'AI possa arrivare per nuocere non per fare del bene e su questo bisogna lavorare con tre modalità: con la formazione, per ampliare le competenze delle persone per utilizzare l'AI, con gli strumenti che possono essere dati alle persone per modificare il proprio modo di lavorare e soprattutto con la governance che un po' dall'alto deve definire le regole del gioco".
Michel Sainville, consulente Fractional CMO, ha sottolineato: "Il lavoro da fare consiste nello sfruttare l'Intelligenza Artificiale per aumentare il volume di produzione ma continuare a fare il controllo qualità secondo metodi tradizionali. Quindi produzione moderna ma revisione secondo tradizione".



