Libero logo

Pasta, la filiera vale 14,3 miliardi e 78mila occupati

di TMNewsmartedì 29 settembre 2026
2' di lettura

Milano, 29 set. (askanews) - La pasta non è soltanto uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy nel mondo: è una filiera industriale che continua a crescere, investire e generare valore lungo tutta la catena produttiva, contribuendo in modo significativo alla competitività dell'agroalimentare italiano. È quanto emerge dallo studio TEHA Group realizzato per Unione Italiana Food e presentato a Milano.

Un sistema che va ben oltre la produzione vera e propria: dalla coltivazione del grano duro alla trasformazione, fino a distribuzione, logistica, ristorazione e confezionamento. Nel 2025 la filiera diretta ha raggiunto 13,5 miliardi di euro di fatturato e 3 miliardi di valore aggiunto.

"Lo studio realizzato da TEHA per Unione Pastai di Unione Italiana Food guarda la pasta non solo come un semplice prodotto, ma come un vero e proprio ecosistema economico articolato lungo una filiera ricca e complessa. Se consideriamo l'industria della pasta in senso stretto, dalla coltivazione e molitura del frumento duro fino alla trasformazione, parliamo di un valore aggiunto complessivo di circa 3 miliardi di euro. Se a questo aggiungiamo lo straordinario ecosistema di attività indirette e indotte che la filiera abilita sul territorio italiano con circa 32 mila occupati in 128 mila imprese raggiungiamo un valore aggiunto di oltre 14 miliardi di euro, arrivando a generare circa lo 0,6% del PIL italiano" ha dichiarato Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food & Retail, TEHA Group.

Numeri che confermano la forza di un comparto in crescita, capace di superare nell'ultimo decennio il ritmo dell'economia italiana. E con una vocazione sempre più internazionale: circa sei confezioni su dieci prodotte in Italia vengono esportate.

"I dati dimostrano che la pasta non è soltanto un prodotto simbolo del Made in Italy, un volano per l'export di tante altre nostre eccellenze e un motivo di orgoglio per cultura, tradizione e storia. Ha alle spalle una filiera articolata che va dal grano duro alla trasformazione in semola e infine in pasta capace di generare occupazione e un valore complessivo a beneficio di tutti gli attori coinvolti" ha aggiunto Luigi Cristiano Laurenza, segretario dei Pastai di Unione Italiana Food. Una leadership costruita su qualità, innovazione e competenze industriali, ma anche su un'identità riconosciuta in tutto il mondo. L'Italia è infatti il primo esportatore mondiale di pasta, con 4 miliardi di euro di esportazioni.

"L'impatto culturale è fondamentale, basti pensare a un dettaglio: il termine pasta non si traduce in nessun'altra lingua al mondo. Questo rappresenta la massima espressione dell'italianità. Per noi pastai il Made in Italy è una responsabilità grandissima: quella di portare nei vari Paesi un prodotto che è eccellenza nel vero senso della parola, sotto il profilo industriale, della trasformazione, della logistica e della distribuzione. Insomma, un'eccellenza che abbraccia l'intera filiera, dal campo alla tavola" ha concluso Fabio Divella, Supervisore Divisione Pasta F. Divella S.p.A. Un prodotto che continua così a unire economia e cultura: la pasta resta uno degli ambasciatori più forti del Made in Italy, dentro e fuori dai confini nazionali.