Nella storia della Repubblica italiana c’è un prima e un dopo. E quel dopo inizia il 24 gennaio 1994 quando un non ancora cinquantenne imprenditore milanese che negli anni precedenti aveva mietuto successi incredibili in diversi campi (immobiliare, televisivo, sportivo), decide di «scendere in campo» e farsi politico. Quella che fino ad allora era stata una attività appannaggio di «professionisti della politica» vedeva ora affacciarsi come protagonista un rappresentante dell’Italia produttiva, un imprenditore che si era fatto da sé, allergico per natura alle liturgie barocche, agli incomprensibili linguaggi gergali, a quella aristocratica autoreferenzialità che era propria del ceto dirigente dominante. Quella del Cavaliere, titolo a cui teneva particolarmente proprio per il suo attaccamento al mondo del lavoro e degli affari, non fu però solo una rottura di stile, linguaggio, modalità comunicative, prassi consolidate.
Malpensa, Marina Berlusconi fa impazzire la sinistra: "Che nome migliore potrebbe avere?"
"La consapevolezza che l'aeroporto Milano-Malpensa Silvio Berlusconi accoglierà ogni giorno migliaia di ...PRIMO DISCORSO
Sin da quel primo discorso, egli ebbe infatti l’ardire di proporre all’Italia una cura che era quanto di più lontano si potesse immaginare dalla curvatura statalistica, burocratica, consociativa, partitocratica, che costituiva l’asse di equilibrio su cui si era assestato un sistema le cui forze egemoni erano la sinistra social-comunista e quella democristiana. Era la “rivoluzione liberale”, la quale imponeva, da una parte, il superamento dell’asimmetria fra i due totalitarismi che avevano riempito di sangue e tragedie il “secolo breve” (in Italia si poteva essere non comunisti ma non anticomunisti); dall’altra una forte azione di sburocratizzazione e defiscalizzazione che liberasse le energie vitali che allignavano nell’animo profondo del Paese. Berlusconi ebbe l’ardire per la prima volta di esigere e ottenere dignità e riconoscimento per quella destra conservatrice che, non rappresentata, rendeva monco, e quindi sostanzialmente non liberale e non compiutamente democratico, il sistema politico italiano. L’attuale destra al potere è figlia di quella felice intuizione, che portò ad aggregare nella coalizione vincente gli ex missini, e che oggi più presentarsi agli italiani senza il deficit in cultura democratica che è invece ancora proprio della sinistra post-comunista. La quale le tentò tutte per delegittimare, screditare, mettere fuori gioco con armi non politiche, l’avversario, capace di parlare a una parte rilevante del Paese e di entrare in comunione empatica con essa.
Malpensa diventa "Aeroporto Silvio Berlusconi", Beppe Sala assente: "Scusate, cosa avrei dovuto fare?"
L'aeroporto di Milano Malpensa si chiamerà "Silvio Berlusconi". Lo scalo è stato ufficialmen...DESIDERIO
Non ugualmente fortunata fu l’azione di Berlusconi sul terreno più propriamente economico e sociale. La “rivoluzione liberale” rimase un desiderio irrealizzato, certamente per motivi strutturali legati al modo in cui è andata sviluppandosi la nostra società nel secondo dopoguerra, ma forse anche per una certa “timidezza” nell’azione dello stesso Berlusconi, il quale aveva un difetto che era l’altra faccia della sua generosità, politica oltre che umana: voler piacere a tutti, cercare non scontentare nessuno. Se “divisivo” il Cavaliere è stato, lo è stato senza dubbio più per responsabilità altrui che propria. Berlusconi, lungi dall’essere espressione di un’Italia provinciale e attardata, è stato poi anche uno dei primi leader, se non il primo, a capire l’importanza della politica estera e del ruolo e della collocazione internazionale del nostro Paese. Il suo atlantismo, la fedeltà rigorosa e assoluta ai valori occidentali, non fu mai di maniera: il suo discorso al Congresso americano del 2006, accolto da ovazioni bipartisan, non fu di circostanza, ma andò a circoscrivere il perimetro in cui l’Italia deve necessariamente muoversi, con un’attenzione particolare a quell’area geopolitica mediterranea da cui dipendono non pochi dei suoi destini. Lo stesso suo “europeismo” si collocava in questa cornice, tanto che non esitò a distanziarsi da Francia e Gran Bretagna tutte le volte che provavano a mettere in discussione la leadership americana. Berlusconi oggi avrebbe compiuto 90 anni. Di lui si può dire con sicurezza che è stato uno di quei politici carismatici che cambiano le storia, interpreti dei più genuini sentimenti popolari. Uno dei pochi che ha avuto l’Italia, che perciò non può che ricordarlo, rimpiangerlo e che soprattutto non deve tradirne la memoria.




