Una battuta, sfuggita al premier Giuseppe Conte, e riportata sia dal Corriere della Sera sia sul Giornale da Augusto Minzolini. Parole, insomma, che il premier ha detto davvero. "Mi potrebbe portare lei altri due senatori per essere sicuri?". Così a un cronista su un ascensore di Palazzo Madama. Dunque, sornione, ha aggiunto: "Non dovrebbero esserci problemi, ma non si può mai dire. Il Parlamento è sovrano". Così poco prima del voto al Senato sul Mes. Parole ambivalenti, che dimostrano sì i timori del premier, di certo non sopiti dopo aver retto a Palazzo Madama sul fondo salva-Stati. Si tratta anche di un segnale a chi, nella maggioranza, vuole la sua testa e il crollo del governo. Messaggio anche per Luigi Di Maio, dopo averlo spinto a firmare un nuovo contratto di governo, la fantomatica "agenda 2023". Messaggio soprattutto a Renzi, sospettato di avere una sorta di accordo con Salvini per il ritorno al voto. Parole, quelle di Conte, che infine ostentano una qual certa sicurezza, come se avesse la consapevolezza di non cadere in tempi stretti. Forse proprio grazie alla nascita di alcuni gruppi parlamentari di "responsabili" o presunti tali che potrebbero blindare il governicchio giallorosso. Leggi anche: Pietro Senaldi su Giuseppe Conte: il piano per farlo cadere dopo le feste Nel video (Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev) Giuseppe Conte ribadisce: avanti fino al 2023



