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Su Brexit è psicodramma a Londra, martedì il voto fatale

sabato 19 gennaio 2019
2' di lettura

Londra (askanews) - Atmosfera da psicodramma a Londra alla vigilia del voto con cui i deputati alla Camera dei Comuni decideranno se accettare il piano della premier Theresa May per l'uscita dall'Unione Europea. Ma ci sono alte probabilità che anche i conservatori si spacchino e l'accordo sia bocciato. A causa di una serie di manovre parlamentari, in caso di bocciatura la premier britannica avrà solo tre giorni per presentare un eventuale piano B. Ma May, in un crescendo drammatico di tensione, ha dichiarato che se l'accordo da lei negoziato con l'Unione europea venisse respinto si rischia la paralisi in parlamento e nessuna Brexit. "Affrontiamo il rischio di uscire senza un accordo o persino il rischio più grosso di non uscire affatto". Una parte dei conservatori preme per l'uscita con il cosiddetto "No deal": senza alcun accordo con il mercato unico. Una parte dei laburisti invece preme per un secondo referendum. Il paese è profondamente lacerato. La Brexit sarebbe fissata per il 29 marzo, salvo un allungamento dei tempi previsti dall'articolo 50 del Trattato di Lisbona, di cui si parla sempre più insistentemente. Lo spiega per esempio Danielle Haralambous, analista della Intelligence Unit della rivista Economist: "In sostanza Brexit non potrà avvenire il 29 marzo se Theresa May non otterrà il suo accordo in Parlamento, o se il governo consentirà che si esca dall'Ue senza un accordo; e nessuna delle due cose è probabile". E intanto da Bruxelles arrivano aiuti per May. Una lettera firmata da oltre cento membri dell'Europarlamento e rivolta ai cittadini britannici, promette di appoggiare il rinvio della Brexit per garantire agli elettori più tempo per riflettere a riguardo. E un'altra lettera arriva dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker: scrivono a Londra indicando che l'Ue pensa a una misura solo temporanea per il "backstop", il dispositivo alla frontiera irlandese che è uno dei punti più difficili da inghiottire per gli avversari del libero mercato.