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Patrizia Paterlini-Bréchot, l'oncologa italiana: "La cura per prevenire e battere il cancro"

Alessandra Menzani
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Il libro è un caso in Francia. Lei è l'oncologa italiana Patrizia Paterlini-Bréchot, dell'università Paris-Descartes. Si chiama Tuer le cancer, uccidere il cancro. Nata a Reggio Emilia, la professoressa si laurea a Modena nel 1978. Un giorno incontra colui che lei chiama "paziente nero". Un uomo condannato a morire, pochi giorni dopo, di tumore fulminante al pancreas. Questo episodio straziante della sua vita la convincono a dedicare la sua esistenza, come scrive Il Corriere, alla lotta contro il cancro. Va a Parigi per uno stage di biologia molecolare, entra nella squadra del professor Christian Bréchot e se ne innamora, ricambiata. Realizza una scoperta sensazionale, il test "Iset" (Isolation by Size of Epithelial Tumor Cells) per l'individuazione delle cellule tumorali nel sangue.  "Con un semplice prelievo si può scoprire se nell'organismo si sta sviluppando un tumore, anche se è a uno stadio talmente iniziale che non ha ancora generato una massa rilevabile da una Tac o una radiografia", spiega l'oncologa. Il metodo permette di guadagnare tempo, che non è poco, e ha permesso al professor Paul Hofman di Nizza di scovare cellule tumorali nel sangue di cinque pazienti a rischio ben prima che il cancro al polmone fosse visibile. Il test costa 486 euro, non ancora rimborsati dall'assistenza sanitaria francese. "All'epoca gli studi di biologia molecolare erano più avanzati in Francia. Ma credo che anche la mia formazione italiana abbia contato molto", dice la dottoressa. Che prosegue: "Con la mia équipe stiamo cercando di rendere il test ancora più preciso. Oggi indica se c'è un tumore in corso, e altri esami dicono poi in quale organo. In futuro il test potrebbe dirci subito qual è l'organo interessato".

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