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La trattativa Stato-mafia

Re Giorgio attacca le toghe
perché lo hanno intercettato

Napolitano ha firmato il decreto per l'incarico all'Avvocatura dello Stato, che ricorrerà contro i pm di Palermo

Secondo il Presidente della Repubblica c'è un "conflitto tra i poteri dello Stato". Ha scoperto che le intercettazioni possono essere un'arma impropria?
Giorgio Napolitano

Dopo le polemiche che hanno movimentato le ultime settimane ecco l'attacco frontale di Giorgio Napolitano contro i giudici di Palermo. Il Capo dello Stato ha infatto posto la sua firma al decreto con cui affida all'Avvocatura dello Stato l'incarico di sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Il Quirinale, in buona sostanza, si scaglia contro le toghe di Palermo, nello specifico contro il pm Antonio Ingroia, in relazione alla vicenda delle telefonate intercettate tra il consigliere del presidente per gli Affari giuridici, Loris D'Ambrosio, e l'ex ministro dell'Interno, Nicola Mancino. La questione è sempre quella relativa alla presunta trattativa tra Stato e mafia negli anni 90.

Le telefonate incriminate - Nel corso dell'attività di intercettazione, secondo quanto si è appreso, ci sarebbero state un paio di telefonate tra Mancino e il presidente della Repuibblica, comunicazioni che teoricamente avrebbero dovuto essere distrutte, un provvedimento che però il procuratore del capoluogo siciliano Francesco Messineo non ha ancora disposto. A questo punto a giudicare sul conflitto sarà la Corte costituzionale. Sorprende però la veemenza della risposta di Giorgio Napolitano, sempre schierato in prima linea nella difesa delle intercettazioni come mezzo di indagine, in particolare nei giorni di quella che veniva chiamata "legge bavaglio", proposta dall'esecutivo Berlusconi, e che mirava a riorganizzare lo smodato ricorso alle intercettazioni telefoniche.

Il comunicato del Quirinale - La presa di posizione del Capo dello Stato viene spiegata in un comunicato stampa diffuso proprio dal Quirinale: "Alla determinazione di sollevare il conflitto, il presidente Napolitano è pervenuto ritenendo dovere del presidente della Repubblica, secondo l'insegnamento di Luigi Einaudi, evitare si pongano nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell'occorso, precedenti grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce".

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Commenti all'articolo

  • linhof

    18 Luglio 2012 - 13:01

    In effetti, leggendo il suo posto, che sembrerebbe, messo come lo ha messo lei, di tipo barzellettistico, il capo dello stato potrebbe rischiare l'accusa di alto tradimento, in quando ha giurato fedeltà alla repubblica (non quella dello svizzero) e alle sue leggi, ma ha permesso accordi non meglio specificati con la mafia, ovvio che è meglio segretare tutto, però ora rimane una macchia indelebile, d'altro canto sicuramente la Corte Costituzionale dirà che le intercettazioni non devono essere diffuse, dando, a scoppio ritardato, ragione a Berlusconi.

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  • linhof

    18 Luglio 2012 - 13:01

    e per tutti si intendono tutti.

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  • linhof

    18 Luglio 2012 - 13:01

    Per 20 anni hanno usato questo metodo per in cav. invocando la libertà di stampa, non si capisce perchè per alcuni esiste questa libertà e per altri no.

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  • blu521

    18 Luglio 2012 - 07:07

    Se qua segano pure te é un mondo alla rovescia. Ma la cosa che non capisco é che in genere si tratta di comunicazioni dirette a te, altre volte commenti innocenti, anche se, ovviamente, non secondo la linea del quotidiano. E vedo invece commenti pieni di offese gratuite, dettati forse da problemi personali, con un linguaggio più prossimo all'oscenità che all'invettiva. Vabbè, andiamo avanti lo stesso. Buona giornata.

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