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L'allarme di Giampaolino

Tasse, la Corte dei Conti: pressione fiscale reale al 53%

Tasse, la Corte dei Conti: pressione fiscale reale al 53%

La pressione fiscale effettiva "si è impennata fino al 53%, dieci punti oltre quella apparente". E' il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, a ribadire l'evidenza di una situazione ormai insostenibile. E proprio questa parola, "insostenibile", ha utilizzato anche il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato nel suo intervento all'assemblea della Confesercenti: "Occorre alleggerire il carico fiscale, che è a livelli insostenibili per chi paga le tasse fino all'ultimo centesimo". Peccato che a chi invoca uno stop all'aumento dell'Iva e l'abolizione dell'Imu, il governo stesso, per bocca di Zanonato e del collega del Lavoro Enrico Giovannini, replichi allargando le braccia: le proveranno tutte, ma sarà dura.

I dati reali della Corte dei Conti - Eppure, come ricordato da Giampaolino nella sua audizione davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, sono i numeri reali a pretendere un intervento immediato. Il dato allarmante, spiega la magistratura contabile, si ottiene rapportando il carico impositivo solo al Pil dichiarato al fisco, con esclusione della ricchezza non dichiarata (ma ricompresa, per stima, nel Pil ufficiale). Un esercizio di questo tipo, spiega Giampaolino, "ha consentito  sia di correggere verso l'alto il livello della pressione fiscale effettiva, sia di evidenziare un ampliamento della distanza dai partners europei caratterizzati da tassi di evasione più contenuti".

 

 

 

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Commenti all'articolo

  • liberoblog

    24 Giugno 2013 - 09:09

    la pressione fiscale come viene calcolata? Perché mi risulta molto più alta di 53%. Prendiamo Paying raxes, il report che annualmente PWC redige relativamente al fisco nei vari Paesi del mondo. Le imprese italiane sono, mediamente, torchiate fino a quasi il 70%. Mediamente. Per quanto ne so le imposte sulle partite IVA hanno aliquote regressive, per cui più l'impresa è grande meno paga, le piccole imprese saranno ben oltre il 70%, le grandi sotto detta soglia. Teniamo poi conto che le grandi imprese riescono sempre a chiudere in rosso, e fate voi cosa pagano. Se non ricordo male Unicredit dichiarava nel 2006 una pressione fiscale (tasse + contributi) dell'11%. E non andiamo oltre a commentare il dato, che è meglio. In conclusione, ci stanno prendendo per il cesto sulla faccenda del fisco, con i media che per non perdere il sussidio, aiutano le agenzie governative a propalare le loro balle. Scappiamo da questa "nascente"£ dittatura!

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  • encol

    24 Giugno 2013 - 08:08

    Quando si calcola la pressione fiscale si devono conteggiare pure tutti gli infiniti balzelli che gravano comunque sull'economia reale delle famiglie. Quindi il dato corretto NON è 53% bensì 78% - Non è giusto dare in pasto alla gente dati sbagliati , servono solo a comportarsi come gli struzzi e non è il caso siamo tutti adulti e vaccinati.

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  • allianz

    23 Giugno 2013 - 13:01

    La pressione fiscale è al 53%.Vale a dire che io lavoro...lo stato si frega il 53% e mi tengo in tasca SOLO il 47% di quello che guadagno...Ed ogni giorno quel margine diventa sempre più precario,rendendomi sempre più povero.Brutti rotti in c*** magna***ni e put***i mer***si.

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  • encol

    21 Giugno 2013 - 15:03

    Il quadro che dipingi è angosciante eppure molto realistico. Forse non occorre uscire noi dall'euro piuttosto possiamo unirci per mettere al palo i tedeschi. Escano loro che, per la verità, fino ad oggi hanno solo sfruttato un cambio Euro/Marco alla pari. Tuttavia per voler essere estremamente onesti occorre cambiare tutto il corpo dirigente, recuperare il maltolto da oltre 40/anni di malgoverno e ladrocinio legalizzato, imporre la ferrea regola del "CHI SBAGLIA PAGA" di tasca propria, ed una seconda regola di grande buonsenso "il primo guadagno è il risparmio".

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