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L'editoriale

I volti nuovi di Monti

Da Mastella a Fini, le liste che sostengono il Prof sono piene di politici della Prima Repubblica

21 Dicembre 2012

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di Maurizio Belpietro

Il nuovo che avanza ha la faccia di Clemente Mastella, l’ex portavoce di Ciriaco De Mita che entrato in Parlamento nel 1976 ne è uscito nel 2008 solo per varcare la porta dell’europarlamento. L’uomo di Ceppaloni dopo aver solcato tutti i mari della politica, passando e ripassando da destra a sinistra per ricoprire di volta in volta l’incarico di ministro del lavoro e della Giustizia, adesso sta con Mario Monti. Lo ha annunciato lui stesso sul Corriere della sera di ieri, rivelando di aver avviato contatti con il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa per il trasloco della sua Udeur sotto le bandiere della lista montiana, precisando di essere convinto che l’ex rettore della Bocconi sia il nuovo Silvio. Prima con Berlusconi, poi con D’Alema, quindi con Prodi e successivamente di nuovo con il Cavaliere, infine con Monti: un percorso lineare avvenuto nel corso degli ultimi vent’anni, che gli ha consentito di transitare indenne dalla prima alla seconda Repubblica e ora di prepararsi alla terza. 

Mastella però non è il solo uomo del passato che cerca di salire sul carro del presidente del consiglio. Nell’ora in cui il premier si prepara ad annunciare la sua discesa in campo, sono in tanti quelli che provano a saltare sulla barca centrista. Tutta gente di esperienza, tutte persone che della moderazione hanno fatto la loro cifra, tranne che nella spartizione delle poltrone. Già, perché il nuovo che avanza ha la caratteristica di essere stanziale, di avere alle spalle una lunga frequentazione del Palazzo. Il più longevo da questo punto di vista è Beppe Pisanu, eletto con Berlusconi e attuale presidente della commissione antimafia. In Parlamento sta dal 1972, quattro anni prima che vi arrivasse Mastella. Anche lui è stato ministro, ma a differenza del collega una sola volta e agli Interni. Ce lo mise Berlusconi dopo le dimissioni di Claudio Scajola, restituendolo alla gloria dopo un periodo di offuscamento dovuto ai suoi rapporti con Roberto Calvi e Flavio Carboni, il faccendiere sardo sulla cui barca si fece sorprendere. Per annunciare il suo appoggio a Monti, l’altro ieri Pisanu ha scelto le pagine di Repubblica, comunicando l’adesione a un progetto che mira a radunare le migliori energie del mondo liberale, cattolico e laico sotto una sola bandiera. Manco a dirlo, all’età di 75 anni e dopo quarant’anni di Parlamento, l’uomo di Ittiri si considera una delle migliori energie a disposizione del Paese. Prima di lui, a comunicare l’endorsement per il professore e la sua disponibilità a servire il popolo per un’altra legislatura era stato l’ex ministro Giorgio La Malfa, che a differenza di Mastella e Pisanu non è mai stato democristiano ma repubblicano, ma come loro ha fatto in tempo a passare da Berlusconi alla sinistra prima di scoprirsi montiano, collezionando nel frattempo 40 anni da onorevole. 

Chi invece sta fuori dal Parlamento è Paolo Cirino Pomicino, altro pezzo da Novanta della Dc dei bei tempi d’oro oltre che indimenticato ministro del Bilancio all’epoca di Giulio Andreotti. Cirino Pomicino, a lungo annoverato tra i collaboratori del Giornale e di Libero come commentatore di fatti economici, ha fatto sapere di avere pronti alcuni amici a sostegno di Monti, dal segretario della Nuova Dc Gianni Fontana (anche lui entrato nel 1972 in Parlamento, ministro dell’Agricoltura e dell’Industria) a Calogero Mannino (pure lui ministro dell’Agricoltura e della Marina mercantile, ma a Montecitorio solo dal 1976). 

Ma tra i nuovi che avanzano a favore di un reincarico al presidente del consiglio non si possono dimenticare due montiani della prima ora, che del nuovo fronte sono i leader: Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini, altri due sopravvissuti della prima Repubblica che con la seconda hanno fatto carriera, divenendo capi dei rispettivi partiti. I due sono gemelli, non solo perché vengono entrambi da Bologna, ma anche in quanto ebbero accesso all’emiciclo in qualità di giovani deputati lo stesso giorno, trent’anni fa. Sono loro l’anima del nuovo partito filo premier di cui parla Pisanu. A loro con il 4 e l’1,5 per cento (questa la percentuale di cui sono rispettivamente accreditati) tocca il compito di radunare le energie migliori cui fa riferimento il presidente dell’Antimafia. Naturalmente i fratelli siamesi in questo difficile compito sono coadiuvati da altre fresche risorse, tra le quali segnaliamo  il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, che è il giovanotto del gruppo in quanto siede in Parlamento solo dal 2006 anche se ha fatto in tempo ad essere coinvolto in alcune inchieste giudiziarie, e il filosofo di Gallipoli Rocco Buttiglione, deputato da soli 18 anni e con alle spalle una trombatura da Commissario europeo per essersi fatto scappare una frase giudicata omofoba.

La pattuglia dei nuovi a sostegno di Monti naturalmente è destinata a irrobustirsi nelle prossime ore, quando il presidente del consiglio scioglierà le riserve annunciando la sua adesione al progetto sobrissimo di un nuovo centro per la salvezza dell’Italia. Allora c’è da giurare che tutte le vecchie pantegane che dalla prima Repubblica ad oggi hanno cercato di sopravvivere si affretteranno a salire sul carro montiano. Il nuovo che avanza è insomma in rapido movimento. Attesa dunque a giorni la benedizione di Giulio Andreotti. Dopo di che il debito pubblico potrà tornare a crescere senza più alcuna preoccupazione.

 

 

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Commenti all'articolo

  • TOMMA

    21 Dicembre 2012 - 19:07

    Appena Monti dice chiaramente che entreà in politica con un suo partito/lista/gruppo o come lo volesse chiamare, mi aspetto che Libero ci inviti tutti a raccogliere le firme per farlo dimettere da senatore a vita. Il risultato politico sarebbe invariato, ma i costi diminuirebbero certamente.

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