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Eccessi del politically correct

"Lui" e "lei" diventano "ze" e "hir": l'inglese stravolto in nome dei gay

I legislatori Usa si piegano alle richieste dei trans. Il neutro "ze" sostituisce she o he, "hir" al posto di him e her

"Lui" e "lei" diventano "ze" e "hir":  l'inglese stravolto in nome dei gay

A lanciare l'allarme dell'ennesimo stravolgimento o, per meglio dire, appiattimento linguistico dovuto al fanatismo del politically correct è una donna, Corine Lesnes, corrispondente da Washington per Le Monde. Sul suo blog, Lesnes sottolinea come in America le parole che contengono il suffisso man, uomo, stiano andando incontro all'estinzione, rimpiazzate da termini neutri in cui la differenza di genere è indistinta. Il vocabolario del terzo sesso è stato introdotto ufficialmente nel 2013 dallo stato di Washington, con un manuale di indicazioni per tutti i documenti ufficiali.

Così fisherman, pescatore, sarà considerato discriminatorio per le donne appassionate di pesca, perciò va sostituito con fisher. Chairman, presidente o moderatore in un convegno, diventa chair cioè una sedia, o, meglio, chairperson. Spokesman, portavoce, va cambiato con spokesperson. Acquisito da tempo è police offer anziché policeman (poliziotto).

Un po' goffi - Alquanto goffi invece outdoor enthusiast (entusiasta della vita all'aperto) al posto di sportsman, sportivo; first year student (studente al primo anno) anziché freshman, matricola, e radicale quanto balorda l'abolizione di penmanship, scrittura a mano, con il sinonimo handwriting, privo dell'infetto man. Naturalmente Lesnes è preoccupata perché, col dominio del neutro non sparirà solo man ma anche woman, come ad esempio in policewoman, sportswoman, o spokeswoman, cancellati a favore del suffisso person, o da giri di parole che rendono involuta la lingua. L'azione a favore di un lessico transgender, né maschile né femminile, non si limita a molestare i sostantivi, aggredisce anche i pronomi.

Non è la prima volta che accade. In un'edizione del 1934 del Webster International Dictionary compare un assurdo pronome neutro, singolare e plurale: thon, fusione di that one, quello/quella, che doveva prendere il posto di he e she, cioè lui e lei, e dei relativi complementi oggetto him e her. Naturalmente thon è rimasto una curiosità per storici della lingua, non è mai entrato nell'uso. Il suo fallimento non è stato d'esempio: si è insistito in seguito con nir, nis, o i pronomi possessivi neutri hiser, niser, tutti rimasti penosamente inutilizzati, anche per l'evidente sgradevolezza fonetica.

Nei campus Usa - Ma, riferisce Lesnes nel suo blog, ora la questione si riapre nei campus americani, dove i movimenti femministi e transgender sono molto influenti e dedicano gran parte delle loro energie a controllare che il linguaggio non sia discriminatorio a proposito della propria gender identity, l'identità di genere che ciascuno, a prescindere dalle caratteristiche fisiche esteriori (che nella maggior parte dei casi coincidono con il sesso di nascita) sceglie di attribuirsi. E così ecco i nuovi pronomi neutri ze, che fa le veci di he e she (lui e lei); hir che sostituisce i corrispondenti complementi oggetto him e her; hirs, pronome possessivo che va usato al posto di his e hers (suo di lui e suo di lei). Diventeranno anche questi pronomi, come i loro predecessori, aborti linguistici? È molto probabile, però sono stati presi molto sul serio e non ricorrervi può costare caro. In Colorado, l'Anti-Discrimination Act, la legge contro la discriminazione, prevede una parte specifica sull'uso delle parole, vi si afferma che «l'uso di nomi o termini dispregiativi, o l'uso improprio di nomi e pronomi di genere» è considerato alla stessa stregua di una molestia sessuale. Quindi se, verso una persona che si considera transgender, scappa un he o she (magari per abitudine, sulla base della sessualità apparente dai suoi tratti somatici) anziché il dovuto ze, si diventa immediatamente molestatori.

Forse saranno le sanzioni per i trasgressori, nonché lo stigma del molestatore sessuale, che non erano mai stati introdotti nei casi del passato, a rendere stabile l'uso del pronome unisex, però, anche se la questione è tornata d'attualità da poco, l'introduzione di ze, hir, hirs (o, ancora peggio, perché distorce la grammatica, l'uso del neutro they, loro, con valore singolare) ha già qualche anno, e finora il suo uso ricorre solo nei documenti o nei proclami che ne chiedono l'adozione, oppure che la contestano.

Gli ermafroditi - Mentre con i sostantivi la vittoria dei neutralisti o, come li chiamano alcuni sprezzanti, gli ermafroditi linguistici, appare ormai assicurata, anche se in alcuni casi continuano a essere preferiti i vecchi termini (non si è mai sentito di un outdoor enthusiast per dire sportivo, e penmanship era desueto, già ampiamente rimpiazzato da handwriting), sui giornali, nei libri, non appaiono casi significativi di autori convertiti alla causa dei pronomi neutri. C'è anche chi ha fatto temerariamente resistenza, come il Dipartimento della Difesa, che, com'è del resto nella sua natura, ha dato battaglia per evitare la scomparsa di seaman, marinaio, e airman, aviatore. E ha per fortuna vinto. Per vincere la battaglia sui pronomi non dovrebbero mobilitarsi i militari, basterebbe rispettare la lingua più che le fisime di genere.

di Giordano Tedoldi

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