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L'ammissione

La toga rossa ammette: i giudici fanno quello che vogliono

Ilda Boccassini

La sintesi è che i giudici fanno quello che vogliono. Perché hanno margini di discrezionalità sconfinati nella ricostruzione e nella valutazione dei fatti. Perché anche le possibilità d’interpretazione delle norme non conoscono limiti. Perché in Tribunale il clima è cambiato (o forse è tornato ancora più uguale a quello di un tempo), nel senso che il principio dell’uguaglianza di tutti (deboli e forti) davanti alla legge, di fatto, non esiste. O, di fatto, non è proprio mai esistito.

La sintesi che noi riportiamo, non l’ha esposta un individuo qualunque, ma una toga. Un magistrato che di nome fa Livio Pepino, membro del Consiglio superiore della magistratura (l’organo di autogoverno dei giudici) dal 2006 al 2010, ex sostituto procuratore generale a Torino. E presidente di Magistratura democratica. Dunque una toga rossa, anche. In un articolo pubblicato ieri sul giornale comunista il Manifesto, Livio Pepino spiega cone la sentenza Ruby che assolve Silvio Berlusconi dai reati di concussione per costrizione e prostituzione minorile, sia la prova provata che i giudici - anche i più irreprensibili e convinti di agire in piena indipendenza - alla fine fanno quello che vogliono.

Questo con buona pace dei giornalisti vari o dei sostenitori della giurisdizione, i quali si sono sprecati nel giudicare, considerare e spiegare l’assoluzione dell’ex capo del governo come «una conseguenza (quasi) obbligata della modifica del delitto di concussione operata con la cosiddetta legge Severino (in realtà, precedente alla sentenza di primo grado)». Ma vi pare? Tempo buttato cimentarsi in simili esercizi interpretativi. Perché, scrive il magistrato, «come sempre le ragioni di una decisione sono molte, ma certo le principali stanno non nelle modifiche legislative bensì nelle scelte dei giudici». Che fanno quel che gli gira in quel momento. «E l’esercizio di tale discrezionalità risente del clima in cui essi stessi operano». Con una disinvoltura che ricorda, dice ancora il giudice Pepino, il caso dell’ex ministro Scajola: «Accusato di avere ottenuto un illecito finanziamento mediante il pagamento di parte cospicua del prezzo di acquisto di un prestigioso alloggio romano e assolto in primo grado per essere tale pagamento avvenuto “a sua insaputa”».

Come contraddirlo? Difficile. Così com’è complicato sostenere che il magistrato ha torto quando afferma che «mai» si è visto un pubblico ufficiale macchiarsi del reato di concussione per costrizione perché ha usato la minaccia di una pistola puntata alla tempia del concusso. Anche se, aggiungiamo noi, non lo ha certo inventato il prete che l’elemento costitutivo del delitto di concussione, dal quale Berlusconi viene assolto dalla Corte d’Appello, è proprio la minaccia grave ed esplicita (come ad esempio quella con armi). Le interpretazioni giuridiche, in tal caso possono sì essere infinite e lasciare gran margine di decisione ai giudici, ma se la minaccia grave non esiste, diventa improbabile inventarla. Perfino quando l’imputato si chiama Berlusconi Silvio, giudicato a Milano. Il quadro nei tribunali «è mutato», insiste Livio Pepino, «una fase si sta chiudendo. Accade quotidianamente. In forza del nuovo/antico ruolo attribuito alla giurisdizione si divaricano le regole di giudizio adottate nei processi contro i “briganti” (poveri o ribelli che siano) e in quelli contro i “galantuomini”: qui il canone probatorio del “non poteva non sapere” di Scajola è sacrilegio; là è regola». Dunque nessuno è uguale davanti alla legge. E i giudici decidono quel che loro garba. Ergo: fanno quello che vogliono. E se a dirlo è una toga. Per di più rossa...

di Cristiana Lodi

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Commenti all'articolo

  • blackhunter

    02 Settembre 2016 - 19:07

    E che dire dei pm che inventano un reato pur di rinviare a giudizio un "nemico dei loro amici" ?

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  • charliepersol

    25 Settembre 2015 - 08:08

    Cristiana Lodi ora dovrebbe entrare in qualche aula di Tribunale e vedere cosa succede alle persone comuni per cose che non dovrebbero neppure passarci da Giudici e Avvocati. Perché non si interroga sul fatto che le separazioni/divorzi finiscono TUTTE nello stesso modo, con la Violenza di Stato a supporto di estorsioni e rapine con i figli per ostaggi? Altrimenti questo sembra il solito articolo a difesa di "qualcuno" in particolare...

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  • lauriesail

    17 Settembre 2015 - 03:03

    Troppa discrezionalità. Propongo di modificare il Codice Penale sostituendo l’articolo 274 CCP con il seguente: “Il magistrato inquirente, a suo insindacabile giudizio, sia per esigenze di personale pubblicità, oppure per motivo di antipatia verso ll’indagato, potrà sbatterlo in galera per tutto il tempo che ritiene utile o dilettevole.” Almeno la legge sarebbe piu’ chiara e meno ipocrita.

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  • digiovanni

    12 Marzo 2015 - 16:04

    la lettura di questo articolo lascia sbigottiti anche chi di giurusprudenza è a digiuno.I giudici fanno quello che vogliono ovvero fanno quello che gli gira in quel momento.Ma vi rendete conto?Avete capito bene ? IO rispondo a costoro che :meno male che ci sono giudici coscenziosi ,preparati e osservanti della legge,pronti a ribaltare "cazzate" e sciagurate indagini di pm faziosi e di parte avvers

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