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Cronaca

Eni-Saipem, Algeria: Scaroni indagato per corruzione

L'inchiesta riguarderebbe una tangente di 197 milioni di euro su una commessa ottenuta dal governo algerino

Eni-Saipem, Algeria: Scaroni indagato per corruzione

L'amministratore delegato di Eni-Saipem Paolo Scaroni è indagato dalla Procura di Milano. L'inchiesta riguarderebbe, secondo quanto emerge da ambienti investigativi, una commessa da 11 miliardi di dollari in Algeria e una maxi tangente da 197 milioni di euro. Una mazzata che, per ora, non ha ripercussioni sul titolo in Borsa di Saipem, vivace (+5,12%) dopo il tracollo della scorsa settimana. A picco, invece, Eni: -4,18% a 17,41 euro ad azione. Pronta la smentita della più importante società energetico-petrolifera italiana: "L'Eni e l'ad Paolo Scaroni sono completamente estranei alla vicenda". Il coinvolgimento di Scaroni riguarda uno dei manager più influenti del sistema-Italia: uomo vicino a Silvio Berlusconi ma apprezzato in maniera trasversale, fino a poche settimane fa era nel novero dei "Papi stranieri". Quei nomi, cioè, presi in considerazione dal Cavaliere per una possibile candidatura a Palazzo Chigi nelle fila del centrodestra. E nel suo libro-confessione Confiteor, l'ex presidente di Mediobanca e Assicurazioni Generali Cesare Geronzi (uno che di poteri finananziari e politici se ne intende) lo indicava addirittura come quasi certo ministro degli Esteri. Insomma, Scaroni è qualcosa in più di un semplice top manager.


La vicenda -  Sono otto, da quanto emerge finora, gli indagati sulla presunta corruzione internazionale in Algeria. Oltre a Scaroni, risultano indagati i dirigenti Saipem Pietro Varone, Antonio Vella e Nerio Capanna, l'ex dirigente Tullio Orsi, l'ex ad Pietro Tali, l'ex direttore finanziario Alessandro Bernini.
 Risulta indagato anche Farid Noureddine Bedjaoui. Secondo l'accusa, per aggiudicarsi i lavori del progetto Medgaz e del progetto Mle in joint venture con l'ente di stato algerino Sonatrach, le due   società italiane avrebbero versato tangenti alla società di Hong Kong, Pearl Partners Limited dell'intermediario Farid Noureddine Bedjaoui. Il presunto intermediario avrebbe avuto l'incarico di distribuire le 'mazzette' a faccendieri e manager della Sonatrach. Nel 2009 Saipem si era aggiudicata un contratto da 580 milioni di dollari dallo stesso gruppo algerino per la costruzione del terzo lotto del gasdotto Gk3 su cui ha avviato indagini anche la magistratura algerina. Su questa vicenda in Algeria è già stata aperta un'inchiesta che ha portato, poche settimane fa, alle dimissioni del presidente del gruppo algerino Mohamed Meziane e di altri quindici dirigenti accusati di corruzione e di malversazione.

Pagano (Pdl): "Tempistiche inquietanti" - Critico con la Procura di Milano è Alessandro Pagano del Pdl, componente della Commissione Finanze alla Camera: "U
no degli aspetti della vicenda che più stupiscono è la disinvolta 'discrezionalità' con cui agiscono alcune Procure in Italia: in maniera più rapida a Milano, come nel caso Eni, e più lenta a Siena, come sta accadendo con lo scandalo Mps". "La tempistica degli inquirenti, inoltre, è sorprendentemente inquietante - prosegue Pagano - in quanto del tutto incurante della fase di transizione in cui si trova oggi il Paese, alle prese con la campagna elettorale, a Camere sciolte e con un governo in carica per i soli affari correnti. In altri e più precisi termini - aggiunge - si è scelto di intervenire in una fase in cui il Paese è particolarmente vulnerabile, esponendolo agli attacchi della speculazione finanziaria".   "Il crollo in Borsa di Eni seguito all’epilogo dell’inchiesta di Milano - precisa - è sintomatico degli scenari che presto potrebbero aprirsi, ossia la svalutazione del titolo e la possibilità di scalate da parte delle lobbies dell'energia straniere". "Il rischio, di una gravità inaudita - conclude il pidiellino Pagano -, è che l'acquisizione di Eni da parte di multinazionali straniere sia il preludio di altre dismissioni dei nostri asset strategici più importanti e che ciò possa determinare una destabilizzazione a livello sistemico del nostro Paese. La politica tutta deve prenderne coscienza e adoperarsi per proteggere il sistema Italia, prescindendo dagli schieramenti di appartenenza".

 

 

 

 

 

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  • piero bell

    08 Febbraio 2013 - 10:10

    solo perchè nominato da silvio è autorizzato a fare porcate? se davvero la magistratura decidesse di indagare l'eni fino in fondo sai quante schifezze uscirebbero fuori? una su tutte.....enirete oil&nonoil ......allora si che l'eni verrebbe chiusa.

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  • allianz

    08 Febbraio 2013 - 09:09

    per vendere Eni e Saipem.

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  • fofetto

    08 Febbraio 2013 - 09:09

    Premesso che la corruzione è un reato odioso in tutti i paesi, io mi chiedo se le multinazionali vincono le commesse andando alla firma dei contratti con mazzi di gigli. Mai nessuno che indaghi sulle multinazionali straniere, francesi in testa. Mai nessuno che indaga sulla Mercedes, che ci riempie con i suoi mezzi dalla manutenzione imbarazzante, che negli USA ha dovuto pagare una multa da milionate e milionate di $ per comportamento commerciale diciamo "imbarazzante". Io ho avuto occasione di avere rapporti di lavoro con francesi, svizzeri e tedeschi e sapete una cosa? Sono i primi magna magna ed ho l'orgoglio di dire che non ho mai capitolato.

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  • ABU NAWAS

    08 Febbraio 2013 - 01:01

    I SIMPATICONI DELLA PROCURA DI MILANO, FARANNO ANDARE IN GALERA GLI INTERLOCUTORI DI SCARONI, CHE VERRANNO SUBITO SOSTITUITI DAGLI INTERLOCUTORI DEI FURBASTRI FRANCESI, LA CUI SAGGIA MAGISTRATURA SI GUARDERA' BENE DI ECCEPIRE E DI OSTACOLARE LA ELF!!!! E ORA CHE SUCCEDE??? SE VA TUTTO BENE, E.B. LIBERATI CI AVRA' “LIBERATI” DEI CLIENTI CORROTTI, MA PRESTO PERDEREMO TUTTI I NS. MERCATI, E CI SARANNO ROTTTURE DIPLOMATICHE CON MEZZO MONDO!!!! IN QUALE ALTRO PAESE DELL'UNIVERSO, LA MAGISTRATURA BRILLA COME LA NOSTRA PER PERSEGUIRE CHI SI BATTE CON LA CONCORRENZA INTERNAZIONALE PER VENDERE IMPIANTI PRETROLIFERI!! NON E' CHE LA PROCURA DI MILANO VUOLE RIVALEGGIARE CON QUELLA DI MARTE?????

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