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Il "magico mondo" dei sondaggisti:
chi sono, come e quanto guadagnano

Le rilevazioni hanno monopolizzato l'attenzione politica fino allo scorso 8 febbraio. Ma come lavorano questi stregoni dei numeri? Vivono di sole elezioni?

Il "magico mondo" dei sondaggisti:
chi sono, come e quanto guadagnano

Ne abbiamo la testa piena, satolla, anche se è dallo scorso 8 febbraio che non ne circolano di nuovi. Poi in verità ne escono, di sondaggi, ma l'effetto-tempesta degli ultimi giorni di campagna elettorale in cui erano consentiti è terminato. Per capirsi, dal 20 giugno 2012 all'8 febbraio 2013 (la deadline prima delle elezioni di domenica e lunedì) sono state pubblicate 518 ricerche condotte da 30 società. Ma chi sono, i sondaggisti, e cosa fanno quando non ci sono le elezioni di mezzo?

Dove girano i soldi - Qualche interessante risposta ce l'ha fornita un articolo di Giuseppe Sarcina su Sette. Un dato su tutti: questi stregoni dei numeri, nonostante le apparenze, non si arricchiscono con la politica. Il motivo? I soldi si fanno in altri modi, con altre indagini: quelle sulle abitudini alimentari in particolare, sfruttate dalle multinazionali per non fallire nel lancio dell'ultimo snack. Ecco le cifre. In Italia il mercato dei sondaggi vale 500 milioni di euro, in Europa 5 miliardi e nel mondo 18 miliardi (nel Vecchio Continente chi spende di più è la Francia, nel mondo Stati Uniti e, in rimonta, la Cina). In Italia gli incassi fruttati dai sondaggi politici non superano i 5 milioni di euro, pari a un centesimo del totale europeo.

Le spese - L'istituto Piepoli, a Sette, spiega che fattura 5 milioni all'anno e soltanto 500mila arrivano dalla committeza interessata alla politica: tutto il resto arriva da aziende o istituzioni. Anche l'illustre Mannheimer spiega di "non campare con la politica, che copre non più del 20% del fatturato di Ispo". Poi c'è la fida Ghisleri, la sondaggista di fiducia di Silvio Berlusconi, che riporta un mercato di circa 300 milioni che derivano da elezioni e dintorni. Poi ci sono le spese per le ricerche. In media, un'indagine condotta su un campione di 1.500-2mila intervistati, può costare tra i 5mila e i 7.500 euro. Un intervistatore telefonico, in media, viene pagato tra i 10 e i 15 euro all'ora (gli intervistati, invece, non vengono retribuiti).

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Commenti all'articolo

  • allianz

    26 Febbraio 2013 - 09:09

    In Italia non servono a nulla....Possono mettersi a farli anche quelli di MPS,ma non servirebbero comunque a nulla...Gli italiani sono imprevedibili e pare che nessuno lo abbia capito.

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  • oneiros

    24 Febbraio 2013 - 11:11

    I sondaggi possono essere fatti in mille modi quindi anche in modo fuorviante e a volte addirittura fraudolento. Basta scegliere in modo opportuno i criteri di partenza, il campione, le definizioni iniziali, ecc. Chi sa anche poco di statistica ne è perfettamente consapevole. Perché, allora, non si crea un MARCHIO DI QUALITÀ che stabilisca in modo rigoroso quali sono i criteri tecnici che un sondaggio deve rispettare per essere minimamente CREDIBILE e AFFIDABILE? Perché non se ne occupa l’Unione Europea che pure ha trovato il tempo per stabilire per legge parametri ridicoli come la lunghezza e la curvatura delle banane? Se lo facesse ci libererebbe dalla sarabanda di cifre contraddittorie e frastornanti che ci sparano contro i sondaggisti durante e dopo ogni campagna elettorale.

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