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La polemica

Bergamo, troppi stranieri a scuola. E i genitori ritirano i figli

14 bimbi, tra cui africani, rumeni albanesi. Gli italiani erano 7, la minaccia al preside: "O li sposta o cambiamo comune"

Bergamo, troppi stranieri a scuola. E i genitori ritirano i figli

Il primo giorno di scuola è alle porte, ma nel paese di Corti, in provincia di Bergamo, zainetti e grembiuli rimangono nell'armadio, perché i genitori non sono intenzionati a mandare i figli a scuola. Il motivo? La classe era formata da 21 alunni, 14 stranieri, solo 7 italiani. Africani per la maggiorparte, poi rumeni e albanesi. Così i genitori hanno preferito ritirare i propri figli dalla scuola, piuttosto che farli studiare in minoranza, circondati da stranieri. In molti casi, comunicando espressamente al preside che se non avesse trovato posto ai loro figli nelle primarie delle altre frazioni li avrebbero portati direttamente in un altro Comune. Non si sa se la scuola deciderà di mantenere comunque la classe, o consiglierà ai 14 genitori immigrati di spostare anche i propri figli. 

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  • white warrior

    29 Settembre 2013 - 15:03

    Forse non ci siamo capiti. Non si tratta di 'segnalare' i negozi gestiti da immigrati: al contrario, sono questi, nei quartieri delle maggiori città europee in cui, ormai, sono maggioranza, a discriminare determinati prodotti e di riflesso, i consumatori. Fra l'altro, erano i musulmani a imporre ai cristiani, nei Paesi in cui questi erano minoranza, a portare un contrassegno che li individuasse come 'infedeli'. Ci sarebbero altre cose in merito alla presunta tolleranza islamica nei 'secoli d'oro': ma stiamo parlando di un'Europa in cui, durante il ramadan, vi sono scuole, a Parigi e Berlino, non al-Cairo o a Teheran, in cui gli studenti islamici, durante la ricreazione, obbligano i giovani non islamici a saltare lo spuntino. Non mangi quello che vuoi; digiuni anche quando non vuoi. Ma capisco che, in un'Europa in cui il pensiero unico di un governo come quello francese è 'debellare' fede, cultura e festività cristiane, riferire la realtà dei fatti è delitto di leso multiculturalismo!

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  • white warrior

    29 Settembre 2013 - 15:03

    Forse non ci siamo capiti. Non si tratta di 'segnalare' i negozi gestiti da immigrati: al contrario, sono questi, nei quartieri delle maggiori città europee in cui, ormai, sono maggioranza, a discriminare determinati prodotti e di rilesso, i consumatori. Fra l'altro, erano i musulmani a imporre ai cristiani, nei Paesi in cui questi erano minoranza, a portare un contrassegno che li individuasse come 'infedeli'. Ci sarebbero altre cose in merito alla presunta tolleranza islamica nei 'secoli d'oro': ma stiamo parlando di un'Europa in cui, durante il ramadan, vi sono scuole, a Parigi e Berlino, non alCairo o a Teheran, in cui gli studenti islamici, durante la ricreazione, obbligano i giovani non islamici a saltare lo spuntino. Non mangi quello che vuoi; digiuni anche quando non vuoi. Ma capisco che, in un'Europa in cui il pensiero unico di un governo come quello francese è 'debellare' fede, cultura e festività cristiane, riferire la realtà dei fatti è delitto di leso multiculturalismo!

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  • routier

    29 Settembre 2013 - 09:09

    E poi ci lamentiamo perché "Alba Dorata" fa continuamente nuovi proseliti. Gli si può dar torto?

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  • allianz

    14 Settembre 2013 - 23:11

    "A proposito di serate in pizzeria, gli islamici che aprono o rilevano negozi di alimentari in alcune aree metropolitane europee in cui sono in maggioranza, rifiutano di vendere salumi e alcolici, cibi non halal: agli 'infedeli'" Basterebbe solo applicare come facevano tanti anni fa ai negozi degli ebrei apposito segno.....Vedrete che avranno poco da ridere.

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