Cerca

L'inchiesta sull'Ingegnere

Olivetti, guai per De Benedetti: spuntano altri morti e un nuovo fascicolo

Si aggrava la situazione giudiziaria dell'editore di Repubblica: sempre più casi di mesotelioma fra gli operai

Carlo De Benedetti

Carlo De Benedetti

La situazione per Carlo De Benedetti e gli altri indagati per omicidio colposo e lesioni aggravate plurime presso la procura di Ivrea (Torino), un po’ come questa clima già invernale, tende al peggioramento. Infatti le indagini sui lavoratori (al momento più di 25) colpiti dall’amianto all’Olivetti proseguono a ritmo serrato e sul tavolo degli inquirenti sono arrivati almeno altri 4 o 5 nuovi casi di mesotelioma. «Si tratta di persone decedute che lavoravano a Ivrea negli stabilimenti di San Bernardo e delle officine Ico» ammette il procuratore cittadino Giuseppe Ferrando. Oltre ai morti ci sono altri casi di lesioni come conferma l’avvocato di parte civile Laura D’Amico: «Sto seguendo alcune nuove posizioni, comprese quelle di due persone ancora vive e malate di mesotelioma». Tutti questi casi, però, sono stati inseriti in un fascicolo Olivetti bis per non rallentare il corso del procedimento principale in cui sono indagati più di venti dirigenti che hanno ricoperto ruoli di responsabilità nella tutela della salute dei lavoratori tra gli anni ’70 e gli anni ’90. Per l’accusa sarebbero colpevoli di non aver preso le necessarie precauzioni per salvaguardare gli operai, soprattutto nei reparti dove si utilizzava sino al 1981 un talco ad altissimo contenuto d’amianto o nei capannoni traboccanti di fibre di asbesto. Strutture che ancora nel 1989 venivano messe in sicurezza in modo approssimativo, come dimostrano documenti riservati dell’epoca.

Una consulenza appena consegnata ai magistrati ha ricostruito la catena di comando e le eventuali deleghe, spulciando vecchi organigrammi e statuti ingialliti, recuperati negli archivi dell’azienda. Infatti l’individuazione del ruolo di ciascun indagato è un passaggio fondamentale per attribuire eventuali responsabilità, chiedere il rinvio a giudizio o archiviare. Tra gli inquisiti c’è il presidente della Cir De Benedetti che è stato vicepresidente di Olivetti dal 1978 al 1983 e presidente dal 1983 al 1996. Dovrà dimostrare, così come il fratello Franco (in Olivetti con vari ruoli dal 1978 al 1992) e l’ex ministro dello Sviluppo Corrado Passera (amministratore delegato dal 1992 al 1996) che la verifica della salubrità dei luoghi di lavoro non era compito suo e che le deleghe ai suoi collaboratori erano piene e non solo formali. I tre indagati vip sembrano tranquilli, tanto che nessuno di loro ha preso contatti con i magistrati per chiedere di essere ascoltato o presentare una memoria. Tutti attendono l’avviso di chiusura delle indagini che dovrebbe arrivare entro la fine di dicembre o a inizio gennaio. Sull’altro fronte, chi ha sotto controllo il polso della procura, è certo che le iscrizioni non siano state solo una formalità o un atto dovuto e che in vista delle richieste di rinvio a giudizio «bisognerà preparare le transenne per tenere a bada giornalisti e troupe televisive».

Insomma la decisione di puntare ai vertici dell’azienda non sarebbe stata peregrina e tra le nuove carte ci sarebbero elementi utili a confermare le accuse anche in giudizio. In questi giorni al pool che si occupa delle indagini è stata aggregata anche il sostituto procuratore generale di Torino Gabriella Viglione, per qualche mese già applicata a Ivrea. Il magistrato ha affiancato il pm Lorenzo Boscagli e nel capoluogo piemontese si è già svolta una riunione sul tema alla presenza di Ferrando. Nel frattempo in procura e allo sportello amianto della Cgil continuano ad arrivare segnalazioni anche da fuori Piemonte. «Per esempio ci ha scritto una email una donna il cui padre aveva lavorato a Pozzuoli» aggiunge Ferrando. L’avvocato Enrico Scolari ha in carico la denuncia della famiglia di un operaio che era impiegato nello stabilimento di Marcianise (Caserta). Ma altre storie arriveranno presto a Ivrea, anche perché sono diversi gli ex lavoratori Olivetti a cui l’Inail ha riconosciuto la malattia professionale legata all’amianto. E si trovano in diverse zone d’Italia, dalla Liguria alla Lombardia, dalle Marche al Trentino Alto Adige.

di Giacomo Amadori

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • mirtilla2011

    01 Dicembre 2013 - 14:02

    ...continua a credere quello che ti racconta questo giornale anzichè documentarti... De Benedetti quando venivano costruite le fabbriche si divertiva e faceva la bella vita, senza necessariamente fare il puttaniere come qualcun altro che dovrebbe essere denunciato per aver ridotto in stato di demenza milioni di italiani (che ovviamente avevano una predisposzione genetica)

    Report

    Rispondi

  • gosel

    01 Dicembre 2013 - 14:02

    Questo sì che sarebbe da sbattere in galera e buttare via la chiave dopo avergli fatto pagare tutti i danni che ha fatto e le morti di cui è responsabile. Ma, si sà i lacchè della sinistra la passano sempre liscia. Vergona!!!

    Report

    Rispondi

  • heinreich

    01 Dicembre 2013 - 10:10

    padrone di repubblica, finanziatore del pd, sponsor di magistratura democratica e voi pensate che il compagno ultramiliardario de benedetti possa finire in galera ? è più facile che la bindi perda la verginità.

    Report

    Rispondi

  • GIORGIOPEIRE@GMAIL.COM

    GIORGIOPEIRE

    01 Dicembre 2013 - 09:09

    Come mai i sinistronzi compreso i sindacalisti non lo attaccano, non si ricordano cosa ha fatto con l'Olivetti.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog