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Merk & Kremont, i dj italiani alla conquista del mondo: "Il nostro sogno è far ballare Jim Carrey"

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Merk & Cremont, i dj italiani alla conquista del mondo:

"Puntiamo a fare questo lavoro il più a lungo possibile. Le cose da dire sono tante. Siamo solo all'inizio", garantiscono Federico Mercuri e Giordano Cremona, per tutti Merk & Kremont. In soli 3 anni, sono riusciti a far ballare tre continenti, facendosi notare dalle etichette più importanti. Senza paura di cambiare pelle. E senza mai snaturarsi. Roba da veri, e forse unici, centravanti nella nuova generazione di produttori EDM italiani. La robusta Upndown, versione 2.0. di un bel successo di Gianluca Motta, chiude il loro 2015 e arriva dopo la firma per una super etichetta come Spinnin'. Poi toccherà a un remix per l'immortale Chase The Sun dei Planet Funk: "Siamo al 90%, i ritocchi finali sono quelli decisivi. Spesso i più traumatici".

Addirittura? 
Giordano: "Quando cerchi la perfezione, qualcosa che non va salta sempre fuori. Così torni indietro".
Federico: "Anche il file del progetto dopo un po' diventa pesante, restiamo pomeriggi interi ad aspettare che il pc lo carichi (ridono, ndr)". 
Mettere le mani su Who Said sarebbe stato il massimo, si avvicina di più a quello che fate.  
G: "Hai ragione. Ma quando ci ricapita un'occasione così? Anche per una questione affettiva, è come vivere un sogno nel sogno". 
Lo step di Calvin Harris o Dimitri Vegas & Like Mike per voi sarebbe troppo? 
G: "Sull'hard disk c'è qualcosa che strizza l'occhio a quel tipo di house. Per ora resta lì, non si sa mai. Ci piacerebbe mantenere il nostro stile rimbalzoso, adattarlo agli standard del pop e raggiungere le radio. Siamo alla ricerca della nostra Levels (la hit della svolta per Avicii, ndr), ci siamo dati 2 anni".  
F: "Produrre una band mitica come i Jamiroquai potrebbe essere la meta finale, da raggiungere attraverso un percorso coerente". 
Come capite se un disco è forte? 
F: "A Los Angeles un pezzo grosso di una major ci ha detto: Se fate ascoltare una canzone a 10 persone che non seguono il vostro genere e piace a tutte e dieci, avete fatto bingo. Prima di pubblicare Symphonica, Nicky Romero testò 22 versioni. Noi in quel periodo ne testavamo a malapena una. Oggi arriviamo tranquillamente a 40. Il test in pista, comunque, resta fondamentale".  
Con la firma per Spinnin' Records, giocate nella Champions League della dance.  
G: "Ci corteggiavano da 2 anni. Il contratto prevede almeno 4 singoli in un anno. Accettiamo i loro consigli, ma l'ultima parola sarà sempre la nostra". 
F: "Sottoporremo brani in cui crediamo al 100%, pubblicare dischi brutti non è nell'interesse di nessuno, lo sanno. Ognuno è responsabile di ciò che produce".  
Non cedere subito deve essere stato difficile.  
F: "Se avessimo firmato prima, avremmo chiuso l'accordo con termini più a loro favore. Le scelte che ti fanno crescere sono quelle fatte con criterio". 
L'incoscienza è meglio lasciarla in soffitta? 
F: "Scelte totalmente incoscienti non ne abbiamo fatte, ma è stata anche una questione di fortuna (ride, ndr)". 
G: "L'anno scorso non abbiamo avuto un manager. È stata dura, è un altro lavoro: se non sei organizzato, puoi cadere".  
Tra Europa, Asia e America, quanto avete investito in questa avventura? 
F: "L'investimento più grande è stato ritrovarci ogni giorno in questo studio ricavato sotto casa, qui a Milano. Siamo felici quando c'è l'ispirazione, demoralizzati quando le idee latitano, cosa che può durare giorni, mesi. Se fossimo tutti i giorni ispirati, avremmo più successo e più tracce in uscita".  
Cosa dicono di noi all'estero?   
F: "A differenza di un Tiësto o di un Guetta, molti nostri produttori della vecchia generazione non hanno saputo rinnovarsi. Probabilmente alcune cose che un ragazzino riesce a fare in poco tempo, non sarebbero nemmeno in grado di iniziarle". 
G: "Il futuro è di italiani come Sissa, Delayers, Lush & Simon, Bottai, Simon de Jano". 
F: "Soprattutto, è di chi riesce a tenere questo ritmo, sfornando pezzi forti. Non è da tutti. E non credo sia una questione di generi, ma di belle canzoni. Noi punteremo su quelle". 
I supereroi della cassa in 4/4? 
"Benny Benassi, Congorock, Crookers, Bloody Beetsroots: sono gli artisti da cui è partito tutto questo, anche se i loro dischi erano una spanna sopra rispetto a ciò che c'è in giro ora. Poi Daft Punk e, oggi come non mai, Zedd". 
Con lui ormai siete amici. 
G: "Ha proposto il nostro remix di Rather Be dei Clean Bandit a Las Vegas. Il video lo ha pubblicato Paris Hilton, taggandoci. Lo proponeva spesso, così lo abbiamo contattato su Twitter ed è iniziato uno scambio di commenti e complimenti. Lo mettiamo ai primi posti anche umanamente. Un paradigma valido è che più sei in alto, più sei semplice. In linea di massima". 
Ecco. 
G: "È sbagliato pensare che siano tutti degli stronzi. Siamo dei ragazzi che stanno vivendo il loro sogno. Non esistono frustrazioni da riversare sul prossimo". 
All'improvviso parte un pezzo. Con il solito garbo, si scusano. Finalmente il computer ha caricato il progetto di cui parlavano all'inizio. Tra una risata e l'altra, il discorso cade sul brano. È il vostro prossimo singolo? 
"È una canzone prodotta assieme a Fedde Le Grand per il suo nuovo album. Lui è come un fratello maggiore". 
Che peso date alla Dj Mag Top 100? 
G: "Per me resta inutile: la qualità di un dj e quello che comunica sono legati alle emozioni: come fai a classificarle, a dare un numero? L'anno scorso siamo entrati e ci è tornato utile per il pubblico in Cina, dove ci sono limitazioni sui social. Tolto questo, non abbiamo visto grossi cambiamenti. Alla fine dipende tutto dai fan, no? Ti posso assicurare che non sono calati, anzi quest'anno abbiamo ricevuto più voti. Eppure...". 
Eppure non ci siete. 
G: "Non puntiamo il dito. Concentrarci più sulla qualità che sulla quantità sta dando frutti eccellenti". 
Dj improbabili e dj penalizzati? 
G: "Jauz è un grande artista, ma non c'è. Meritavano di più Axwell Ʌ Ingrosso, Jack Ü, Zedd. Ci chiedevamo, invece, chi fosse DJ Chetas, che ha esordito direttamente al 59esimo posto". 
Dei numeri 1 che pensate? 
G: "Molti sostengono che non siano loro a produrre, ma se guardiamo al modo di intrattenere, meritano di stare in alto". 
Per voi il numero 1 chi è? 
"Zedd, come musicista e produttore è una spanna sopra. A Milano ci ha lasciati di stucco". 
Ai fan su Facebook rispondete sempre? 
G: "Sì, ma non esistono persone a cui chiedere come fare. Oggi un approccio malizioso e vanitoso al mondo del clubbing riguarda almeno il 50% dei ragazzini". 
Il successo come un lasciapassare per chissà quante cose.  
G: "Obiettivamente non è così". 
E com'è? 
G: "È una lotta contro lo stress, è provare a dare sempre di più. Per noi non ci sono jet privati e champagne, al massimo qualche bottiglia d'acqua nel backstage".  
F: "È tenere i nervi saldi, non lasciarsi sopraffare dagli eventi".  
G: "D'altronde, far bene significa essere perfezionisti, condannarsi a cercare il dettaglio". 
Da piccoli sognavate altro? 
F: "Alle medie speravo di diventare come Roger Federer o Rafael Nadal. Giocavo a tennis ogni giorno". 
E adesso? 
F: "Ho avuto una sorta di rigetto. Non affronterei una partita per il timore di non saper giocare come un tempo". 
G: "Sognavo di fare il pianista, rigetto anche per me. Però mi pento di aver mollato, soprattutto dopo 13 anni di pianoforte". 
Perché ti sei fermato? 
G: "Studiavo a Londra e non avevo un piano a disposizione. Sfrutto gli anni di studio quando produco". 
Avete mai temuto di non farcela?
F: "Ho avuto paura di deludere i miei, a cui devo ridare i soldi della retta. Ero iscritto a ingegneria del suono, mi piaceva. Ma dopo un anno mi sono accorto che la testa era in studio". 
G: "La frequentavo anch'io, ho interrotto per lo stesso motivo. Anche i miei aspettano quei soldi (ridono, ndr)".
Cosa fate dopo l'intervista? 
G: "Io vado a letto. Se non crollo subito, guardo Prison Break".
F: "Io pensavo a The Mentalist. O a Masterchef".
Il piatto più buono tra un festival e l'altro?
"Abbiamo beccato un ristorante in Giappone in cui propongono il granchio in tutte le salse, fanno addirittura la torta di granchio. A Milano non sarebbe male". 
A quale piatto abbinate la vostra musica? 
"Pensiamo a un pizzaiolo che fa volare la pasta della pizza prima di stenderla". 
Chi sognate di far ballare, un giorno? 
"Jim Carrey. Vederlo mimare la parte vocale di Upndown sarebbe troppo forte. Sarebbe la fine del mondo".

di Leonardo Filomeno
@l_filomeno

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