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Il destino del Cav

Grazia da Napolitano, Berlusconi è tentato

Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi

Lo schiaffo. E la carezza. È la notte più lunga della sua vita per Silvio Berlusconi, tramortito dal verdetto dell’uomo del Colle, che ha letto e riletto alternando rabbia e sollievo. Combattuto tra orgoglio ferito e prudenza della ragione, tra l’istinto di far saltare il tavolo e la rassegnazione ad accettare le condizioni che gli ha dettato Giorgio Napolitano per liberarlo dai ceppi.  E dopo ore trascorse a rompersi la testa sul comunicato presidenziale assieme ai fedelissimi e ai suoi difensori, piantonato ad Arcore dalla fidanzata Francesca Pascale e la figlia Marina e tirato per la giacchetta dai falchi e dalle colombe, nel Cavaliere sta prevalendo la tentazione di chiederla, la grazia. E ha già dato mandato ai suoi legali di alleviarlo almeno dell’onta di dover pregare lui il Capo dello Stato. «Napolitano può dire quello che gli pare, ma non si aspetti che io salga al Colle col cappello in mano». Saranno gli avvocati, con ogni probabilità, a presentare la richiesta. 

Il comunicato del Presidente della Repubblica, piombato quasi a sorpresa, fuori tempo massimo, ad Arcore, dove era atteso per le 18, non ha fatto fare certo i salti di gioia a Berlusconi, che si aspettava molto di più da Napolitano, dal momento che lo considera «il regista» dei suoi guai giudiziari. Quindi, pretendeva da lui un gesto di clemenza «senza se e senza ma». Ma il Cavaliere ha capito di non avere ormai più nessuna alternativa al «viottolo» che ieri gli ha aperto il Capo dello Stato. Perciò ha deciso obtorto collo di fare «buon viso a cattivo gioco». È questa la parola d’ordine che ha dettato ai pasdaran, che hanno letto la mossa dell’inquilino del Quirinale verso Berlusconi come un «arrenditi e alza le mani», ed erano già partiti in quinta al grido di «traditore» contro il Presidente della Repubblica. In realtà - si apprende dall’entourage berlusconiano - la nota di Napolitano coincide «persino nelle virgole» a quanto anticipato nei giorni scorsi dal Quirinale a Franco Coppi e a Niccolò Ghedini. Perciò, per quanto non soddisfi il Cav, il verbo quirinalizio corrisponde almeno alle aspettative dei suoi avvocati. E dopo averci ragionato su con i loro, Berlusconi alla fine ha espresso una moderata soddisfazione, senza fanfare, concludendo: «In fondo, poteva andarmi peggio. Napolitano ha comunque riconosciuto in me il leader indiscusso del centrodestra e ha garantito personalmente che non farò neanche un giorno di galera». E questo, dal punto di vista di Berlusconi, equivale a un «uno a zero per me» nella sua guerra ventennale contro le toghe. Un altro punto a suo favore è che Napolitano ha sottolineato la necessità di una riforma della giustizia. Il terzo assist che l’ex premier ha colto nel discorso del Capo dello Stato è che, pur rimarcando la necessità di prendere atto delle sentenze, Napolitano ha riconosciuto il diritto di criticarle. Ma ciò che più ha apprezzato Berlusconi della nota quirinalizia è «la serietà» con cui Napolitano ha affrontato la questione della grazia. Ed è stata proprio questa «serietà» ad indurre per la prima volta Berlusconi a prendere in considerazione le condizioni dell’inquilino del Colle e a fare lui il passo successivo, dopo «l’apertura esplicita» che ha colto nella nota del Colle, raccogliendo l’invito esplicito di Napolitano a chiedergli la grazia. 

Il Cavaliere in queste ore sta riflettendo se farlo lui personalmente o tramite i suoi legali. Ad esplicitare la sua intenzione è la sua pasionaria Michaela Biancofiore: «Berlusconi rifletterà sulla richiesta di grazia». Ma sarà comunque una scelta combattuta per l’ex premier, che mai e poi mai avrebbe voluto chinare la testa ed elemosinare l’intercessione del Capo dello Stato. Ma se il rospo da ingoiare non sarà amarissimo, è anche forse grazie all’intervento di Gianni Letta, il suo ambasciatore numero uno al Quirinale, che fonti del Pdl davano già ieri in visita con la moglie a Castelporziano e non oggi, come previsto inizialmente. E mentre falchi e colombe si accapigliano sull’ermeneutica dell’“enciclica” di Re Giorgio, sulla notte più lunga del Cavaliere rimbomba il silenzio assordante della “pitonessa” Daniela Santanchè

di Barbara Romano

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Commenti all'articolo

  • tandolon

    14 Agosto 2013 - 22:10

    Ma non vi siete accorti che Napolitano vi ha preso elegantemente tutti per il culo? Berlusconi e Coppi in primis.

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  • TommyRed

    14 Agosto 2013 - 22:10

    non la concederà a Berlusconi, inutile sperare ora. Ancora non ha capito che i poteri forti gli hanno voltato le spalle e l'Italia senza Berlusconi va a meraviglia? O si dimette ed elabora una strategia stando all'ombra senza scottarsi al sole della politica, o rilancia riskia il tutto per tutto e si va subito ad elezioni anticipate. Io opterei per le dimissioni e lasciare che il Pdl governando contenga le perdite e si attesti al 18% dei consensi, sarebbe ancora un partito influente. Ovviamente c'è bisogno di un nuovo segretario scelto dall'assemblea degli eletti.

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  • white warrior

    14 Agosto 2013 - 18:06

    Trovo assurdo che uno che paga miliardi di tasse ne evada qualche milione; non credo alla 'terzietà' di giudici che emettono sentenze di condanna a colpi di 'non poteva non sapere', formula magica che si presta a esaudire i deliri di onnipotenza di collegi di magistrati politicizzati e non; mi sembra completamente fasullo lo sfrenato amore per giustizia e democrazia di chi fa di giudici che difendono interessi di parte e di casta modelli di virtù civica. Detto questo, chiedere la grazia non ha senso ed è inutile, i giudici che vogliono distruggere B. hanno pronta una raffica di sentenze già scritte; ma che l'Italia appesa allo spread e ai diktat dell'UE possa gioire di sentenze di morte civile annunciate, è solo il segno della sovranità limitata della politica rispetto alla magistratura come la sovranità nazionale del nostro Paese lo è di fronte alle decisioni di poteri forti finanziari e interessi delle aree più ricche dell'UE.

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  • stonefree

    14 Agosto 2013 - 18:06

    dovrebbe scontare la pena a casa sua o dove vuole dimettersi da senatore, in quanto è in minoranza e lo caccierebbero malvolentieri poi potrebbe chiedere anche la grazia.

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