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Matteo Renzi, la conversazione sconveniente: "Gli dissi di lasciare l'Italia. E lui..."

Giulio Bucchi
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"Quando ci si dimette, bisogna abbandonare il campo". Contro Matteo Renzi si muove anche Luigi Zanda, storico senatore Pd (ex capogruppo a Palazzo Madama) secondo cui l'atteggiamento dell'ex premier e segretario "fa molto male al partito". Il riferimento è alla intervista-bomba domenica sera da Fabio Fazio, che ha di fatto sconvolto i piani del reggente Maurizio Martina a pochi giorni dalla direzione Pd di giovedì 3 marzo, chiuso i giochi con Luigi Di Maio e M5s e soprattutto, cosa che non va giù a tanti nel partito, rilanciato la figura da leader dello stesso Renzi. Leggi anche: Qualcosa non torna, chi è l'unico del Pd a crescere nei sondaggi "Oggi i partiti personali sono di moda ma in tutto il mondo funzionano fino a quando il leader vince. Quando si perde in un referendum, alle regionali, alle amministrative e, alle politiche, si dimezzano i consensi, i partiti personali perdono", è il giudizio brutale di Zanda, che a proposito di Renzi ricorda un aneddoto piuttosto sconveniente: "Dopo il 4 dicembre 2016 andai a Firenze ed ebbi una lunga e bella conversazione con lui. Gli suggerii di mollare tutto per qualche anno e di partire, anche fuori d'Italia. Renzi mi rispose è impossibile, perché tutti mi chiedono di restare almeno al partito, ma io Luigi ti assicuro che cambierà tutto, condividerò ogni decisione...". Pensai che la stagione del suo ego strabordante fosse finita. E invece no, non ci è riuscito e sta facendo molto male al Pd". Davanti all'ipotesi di un Renzi solitario fuori dal Pd, alla Macron, Zanda taglia corto: "Nell'Italia del 2018 è una sciocchezza. Il nostro Paese non è la Francia, da noi non ci sono le condizioni sociali e politiche né una Costituzione che lo può permettere". E poi il carico: "Vedo dai sondaggi che oggi Renzi è meno popolare di Martina e Paolo Gentiloni, per non citare Salvini e Di Maio. E questo vorrà pure dire qualcosa".

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