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Nella sabbia di El Alamein

i ricordi dal fronte

Nella sabbia di El Alamein
La storia dei nostri soldati sul fronte del Nord Africa nel corso della Seconda guerra mondiale torna in vita grazie alle scoperte ad El Alamein di Stefano Rossi, 48enne ex ufficiale paracadutista e ricercatore storico, e di Luigi Vittori, 60 anni, studioso di quel periodo storico. Pacchetti di sigarette, bottiglie di gin, fiammiferi e altro che la sabbia del deserto ha conservato dal 1942, quando tra il 23 ottobre e il 5 novembre gli eserciti dell’Asse italo-tedesco e inglese si affrontarono in una delle battaglie più drammatiche ed epiche del secolo scorso. A El Alamein si diede appuntamento la storia, se Winston Churchill arrivò a dire dopo la vittoria dei soldati britannici: “Questa non è la fine e nemmeno l’inizio della fine, ma, forse, è la fine dell’inizio”. Da quel momento infatti cominciò la lunga ritirata dell’esercito italiano dal Nord Africa che si concluderà nel 1943.
Dalla sabbia del tempo sbucano le sigarette tipo “esportazione” dei Regi monopoli o le più raffinate “numero 10 sigarette Macedonia”, il coperchio di una gavetta con inciso il nome del proprietario, Dianna. Ma anche le bottiglie molotov con le quali i nostri paracadutisti affrontarono i carri armati inglesi, conquistando sul campo il rispetto degli avversari. E ancora: fogli di giornale, occhiali da sole, borracce. “Commovente sono stati i ritrovamenti di frammenti di lettere e di piastrini di riconoscimento”, raccontano i due ricercatori. “Ad esempio la busta di una lettera indirizzata al soldato Vittorio Caldoguegno del 185° reggimento Folgore con tanto di francobolli da 5 e 10 centesimi”. C’è anche il piastrino di Domenico Binello, originario della provincia di Cuneo, classe 1922.
Il campo di battaglia di El Alamein museo di guerra a cielo aperto come la linea Maginot in Francia? Vittori e Rossi sono scettici, tra l’altro c’è il forte rischio che il terreno sia ancora disseminato di mine e non è da escludere la presenza di giacimenti petroliferi.
In compenso quella parte di Africa è già storia da tempo. In quel capitolo del secondo conflitto mondiale sono scritti anche i nomi dei due generali che guidarono le azioni militari. Da una parte, il tedesco Erwin Rommel, conosciuto come “la volpe del deserto” per l’astuzia con la quale aveva condotto l’offensiva conclusasi poi proprio ad El Alamein. Dall’altra l’inglese Bernard Montgomery, detto “la faina”, protagonista della vittoria finale degli Alleati nella guerra in Europa e inventore dell’omonimo capo di abbigliamento.

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Commenti all'articolo

  • liobal1

    26 Giugno 2008 - 17:05

    Fu la lotta dei poveri,contro i ricchi. All'E.I. - a parte l'Afrika Corp - mancò,in paricolare la "logistica" che è quel servizio che,in guerra, serve al soldato per "muovere, vivere,e combattere". La truppe di Montgomery,avevano tutto ! Nelle razioni di viveri di guerra dei suoi soldati c'èra tutto e di tutto,(anche le pillole per potabilizzare l'acqua da bere, i fiammmiferi "Minerva" i "Condom" i fazzolettini di carta e la carta igienica...ecc.) I nostri andavano a "galletta" e "scatoletta di carne"; ma soprattutto mancava la "benzina" per i mezzi di trasporto e da combattimento. Ogni volta che gli Inglesi abbandonarono Bangasi, cacciati da Rommel, i soldati Italo-Tedeschi, cambiavano uniforme e tutto il resto,e si "rimettevano a nuovo" con tutto il ben di Dio che trovavano nei magazzini della "Sussistenza" abbandonati dai Britannici...Comunque,del senno di poi...

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  • gordon5

    25 Giugno 2008 - 17:05

    Complimenti con un po' di invidia a Vittori e Rossi, nel 2002 al 60 anniversario abbiamo tentato di raggiungere Qaret El Himeimat ma ci siamo dovuti arrendere...

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