Mentre dall’altra parte del mondo si combatte per il titolo mondiale, in Italia è già partita la lotta per il potenziamento delle squadre. E ancora una volta, come in passato Lookman e al presente con Marco Palestra, l’Inter è stata beffata dall’Atalanta, che cede il giocatore in Premier al Chelsea. Questa volta però ha pesato anche la volontà del giocatore, invogliato dallo stipendio che andrà a percepire dal club inglese. Secondo noi ha fatto bene l’Inter a non cedere alle pretese, usando il buon senso: perde sicuramente un buon giocatore, ne prenderà un altro e magari vincerà ugualmente il campionato. E la storia recente dell’Inter, di Beppe Marotta e di Piero Ausilio dimostra che non si fanno mai sorprendere dagli eventi. Fabregas rifiutò l’Inter e c’era pronto Chivu, che ha vinto il campionato.
Poche invece le notizie provenienti dalla sponda rossonera di Milano. Sappiamo soltanto che non ci sono state sostituzioni dei dirigenti dell’area tecnica esonerati, che è stato preso un allenatore, Amorim, che non è certo la prima scelta, che ancora non sa quali giocatori dovrà allenare.
L’unica certezza è che attualmente Ibrahimovic fa l’opinionista al Mondiale. Intanto dalle nostre parti è stato eletto il nuovo presidente federale. Si tratta di Giovanni Malagò, che sicuramente darà una spallata a quel passato in cui venivano curati più gli interessi personali che quelli di questo sport: prima da Abete, successivamente da Gravina, che addirittura è diventato il vice di Ceferin grazie al servilismo usato nei confronti del presidente della Uefa.
Eravamo il campionato più bello fino al 2006, siamo diventati un campionato piuttosto bruttino, dove le squadre si riempiono di stranieri di seconda e terza categoria, che vengono in Italia a cercare gloria costringendo i nostri giovani a emigrare all’estero. Per colpa naturalmente di una politica federale permissiva, insensibile al problema di condizionare quantomeno le società all’utilizzo nelle squadre di almeno sei giocatori nati nel vivaio, allo scopo di ridare vita ai settori giovanili completamente trascurati. E noi adesso ci domandiamo perché l’Italia non è ai Mondiali...
Per capire meglio quanto i vecchi presidenti fossero attaccati alla poltrona basterebbe citare che nel 2018, per accordo preso e controfirmato da Abete e Gravina, a quest’ultimo doveva succedere Cosimo Sibilia alla presidenza federale. Di quell’accordo si persero le tracce, o meglio fu disatteso e Gravina continuò imperterrito nella sua presidenza. C’è solo da sperare che Malagò riesca a riportare il calcio italiano nella posizione in cui merita. Noi ci speriamo, anche perché Malagò ha dimostrato la sua valenza di uomo di sport già al tempo in cui era presidente del Coni.





