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Antonio Pappalardo, schiaffo di Pietro Senaldi alla sinistra benpensante: cosa spunta dal suo curriculum

Pietro Senaldi
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 È tornato alla ribalta il generale Antonio Pappalardo, altissimo ufficiale dei carabinieri fino al 2006. Oggi l'arzillo 74enne ha una nuova divisa. Si è infilato una giacca arancione con la quale si è improvvisato capopopolo. Convoca in piazza persone che non ne possono più di questo governo in particolare e di questo Paese in senso più ampio, le fa vestire di arancione come fossero hare krishna e insulta tutti, capo dello Stato compreso. Pare che non identificati aderenti alle sue manifestazioni avrebbero detto che la mafia uccise il Mattarella sbagliato, Piersanti al posto di Sergio. Malgrado non sia riuscita ad attribuire a nessuno la frase, la sinistra ha capziosamente preteso che Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia prendessero le distanze. Gli arancioni sono una setta; se ne fregano di mascherine e distanziamento, hanno una fede, disperata più che incrollabile, nel loro generale e detestano Conte. Siccome sono antigovernativi, brutti, sporchi e cattivi, gli intellettuali e i benpensanti sostengono che essi siano di destra, ma questa è l'ennesima balla del circolino massmediatico rosso, tonalità di colore di questa maggioranza, peraltro cromaticamente, e non solo, vicina all'arancione.

 

 

Pappalardo e i suoi amici infatti sono degli arrabbiati anti-casta. Sono i grillini dei giorni nostri, dei quali si candidano a prendere il posto da che M5S si è venduto anima, cuore e deputati al Pd, ha tradito i propri principi fondamentali, rinunciando al divieto di doppio mandato e alla rendicontazione delle spese e si è infilato come un tonno nella comoda scatoletta del potere. Se proprio si deve indagare il pedigree del generale peraltro, si scopre che il suo curriculum è parecchio sinistro. Nell'Arma ha fatto carriera anche grazie al suo impegno da sindacalista, fu presidente del Cocer, ma questo è niente. Fu anche sottosegretario delle Finanze nel governo Ciampi e quando approdò in Parlamento, nel 1992, lo fece grazie al Partito Social Democratico. Quanto a Salvini e Meloni, giusto ieri il leader dei Gilet Arancioni, nonché dei movimenti civici Melograno e Dignità Nazionale, ha affermato che i due sarebbero i principali responsabili del fatto che al governo ci sia Conte. La logica sfugge, ma nei comizi dell'ufficiale non è richiesta. Malgrado una vita nelle istituzioni e nel sindacato, un passato politico socialista e una vocazione a dare fiato alle fasce più deboli e sotto rappresentate della popolazione, il Pd si ostina a dire che Pappalardo è un sovversivo di destra.

D'altronde i dem, da che nessuno con un reddito inferiore ai 40mila euro l'anno li vota più, amano appiccicare agli avversari l'etichetta di populisti.

I COMPLOTTI
 Siamo alla negazione della realtà e all'alterazione del pensiero, pratica nella quale i giallorossi eccellono. Il canuto generale non è di destra né di sinistra. È un furbacchione, proprio come Grillo; solo che mentre il comico faceva ridere volontariamente ed è riuscito a fondare un partito senza volerlo, al punto da rinnegarlo quando il movimento è diventato tale, il militare fa ridere malgrado cerchi di essere serio e, benché lo desideri più di ogni altra cosa, difficilmente riuscirà a portare le sue truppe al governo.

Proprio come i cinquestelle degli esordi, gli arancioni sono un'opposizione extraparlamentare di cittadini esausti e senza solide basi democratiche. Malgrado la maliziosa operazione di disinformazione della sinistra e dei suoi organi di stampa, non hanno nulla a che vedere con i sovranisti; altrimenti ci si assocerebbero, anziché combatterli. Basta ascoltare i discorsi degli adepti di Pappalardo, che ritengono la pandemia figlia di un complotto tra i cinesi e Bill Gates, i quali mirerebbero a iniettarci in vena amuchina e vorrebbero trasformarci in tanti robot da telecomandare con il 5G, per ravvisare negli arancioni delle similitudini inquietanti con i frequentatori del Blog delle Stelle. Se non fosse una prima donna, il generale arruolerebbe Di Battista, che ormai pare rimasto senza casa, e raddoppierebbe immediatamente i consensi. Non lo farà e, come da manuale, quando la storia si ripeterà la tragedia grillina sfumerà nella farsa arancione. 

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