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Vittorio Feltri, Colao e la lotta al contante: "Una persecuzione, ecco l'unico modo per battere l'evasione fiscale"

Vittorio Feltri
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Ricomincia alla grande la lotta al denaro liquido, che ridiventa lo sterco del diavolo e bisogna quindi vietarne la circolazione, come fosse l'emblema del lavoro nero nonché della evasione fiscale. La guerra al contante è stata dichiarata tempo fa da questo governo di miserabili, ma sembrava si fosse conclusa con un nulla di fatto. Ora invece si riaccende a causa delle cannonate sparate da Vittorio Colao, un tecnico nominato dalla banda Conte, che dopo una lunga fase durante la quale ha studiato e predisposto un piano di rilancio economico è sceso in campo con una serie idee, la più cretina delle quali è appunto quella che prevede la limitazione dell'uso delle banconote. Quali siano le finalità di questa restrizione non è dato sapere, visto che i soldi di carta sono esattamente uguali a quelli depositati in banca e spesi con assegni bancari o con carte di credito.

 

 

 

Quando un lavoratore dipendente e un padrone incassano una cifra questa viene già tassata alla fonte, essendo soggetta all'Iva o alle ritenute di legge. Trattasi pertanto di quattrini puliti e già sottoposti a tributi. Se poi il denaro in questione viene utilizzato da chi lo possiede in moneta corrente, non capisco dove sia il guaio che danneggerebbe il fisco. Senza dubbio sussiste la problematica del cosiddetto nero, il quale comunque va combattuto con altre misure, cioè con controlli rigidi. Ma se io per aiutare un figlio, o un amico, gli verso una somma in bigliettoni oppure con un assegno cosa cambia? Nulla. Viceversa, se un dentista che mi ha curato i molari alla fine delle prestazioni non mi consegna la fattura con quanto gli devo, bensì introita l'ammontare in nero, beh, le cose cambiano sì. Però come si può accertare la scorrettezza? Si dà il caso che se lo stomatologo, o il chirurgo maxillofacciale, evita di emettere la fattura, il suo cliente non paga l'Iva e risparmia. Praticamente questo giochino conviene tanto al paziente quanto al medico, che potrà non denunciare l'incasso. L'unico modo per debellare la frode consiste nel consentire al cittadino che fruisce di un servizio di detrarre dalla sua denuncia dei redditi l'intera somma rimessa a chi glielo ha fornito. Non esiste alternativa. Non è il contante che fa gli uomini ladri, piuttosto il sistema fiscale italiano, il peggiore del mondo. In un passato recente furono introdotti i voucher per saldare il compenso di lavoratori non fissi, e funzionavano benissimo. Poi i sindacati tanto hanno brigato che essi furono aboliti. Invece erano ottimi e favorivano il rispetto della legalità. Non si comprende la ragione per cui siano stati cassati, incentivando il lavoro non in regola di giardinieri, baby sitter eccetera.

L'agenzia delle entrate non è all'altezza del proprio compito. Non ce la fa a contrastare la montagna delle evasioni anche per propria incompetenza. E lo Stato, che è pronto a riscuotere dagli onesti, non è in grado di scovare i furbi. Esso non dispone dei mezzi né della mentalità per scovarli e annientarli. Pensare che circoscrivere la circolazione dei contanti sia la soluzione è come attribuire a un'automobile anziché al proprietario la mancanza di carburante nel serbatoio. Un Paese quale il nostro che affoga nel debito pubblico non può sperare di aggiustare le proprie casse facendosi prestare capitali ingenti dall'Europa, che poi dovrà restituire pur non avendoli. Deve piuttosto sprecare meno e sfruttare di più le risorse erariali. Il resto è fumus persecutionis.

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