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Pietro Senaldi, M5s e Venezuela: "Dopo la verginità politica i grillini hanno perso anche la faccia"

Pietro Senaldi
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Dopo la verginità politica, il Movimento Cinquestelle ha perso anche la credibilità, peraltro già gravemente compromessa. L'onore di Casaleggio e dei suoi associati giace sepolto in una valigetta proibita. Non si sa se sia mai esistita, anche se è probabile, ma è certo che non sarà facile per i grillini liberarsi del suo peso politico. Quando una notizia diffamante e succulenta viene buttata nel calderone mediatico, la vittima non se la leva più di dosso, e i cinquestelle lo sanno bene, avendo applicato più volte il metodo a danno dei propri nemici. Il fatto è che il quotidiano spagnolo Abc ha scritto che nel 2010 il dittatore venezuelano Hugo Chavez, un comunista ladro affamatore del proprio popolo, avrebbe fatto trovare nel suo consolato a Milano al fondatore di M5S, Gianroberto Casaleggio, tre milioni e mezzo di euro in valigia. Così, per simpatia, a titolo di finanziamento a fondo perso. Davide, l'erede del guru e dell'azienda di famiglia, ha prontamente negato ma questo non ha sgonfiato lo scandalo. E per più di una ragione.

 

 

 

Innanzi tutto perché l'autore dello scoop, Marcos Garcia Rey, non è propriamente un fesso, avendo vinto, tra le altre cose, un premio Pulitzer in quanto fa parte della squadra di lavoro che scoprì i Panama Papers, l'elenco di tutti coloro che hanno portato quattrini sporchi nei paradisi fiscali caraibici. Secondariamente, perché non sarebbe stata la prima volta che il caudillo copriva di soldi forze politiche europee «marcatamente di sinistra, anti-casta e anti-liberali», come recita la lettera d'accompagnamento alla donazione pubblicata da Abc e come di fatto è l'identikit dei grillini. Nell'elenco dei beneficiati figurano già gli spagnoli di Podemos, fratelli politici di M5S, e i greci di Tsipras, collettivisti quanto i grillini. In terzo luogo perché, per quanto M5S sia un partito improponibile, dalle tesi deliranti e che si pone come obiettivo l'impoverimento e l'annichilimento degli italiani, le esternazioni ostinate a favore del regime venezuelano dei grillini non si giustificano razionalmente e legittimano il sospetto che qualcosa puzzi.

Garantismo ritrovato - Noi di Libero siamo garantisti. Non puntiamo il dito accusatore, anche perché non abbiamo gli elementi per dire se abbia ragione il premio Pulitzer o il console venezuelano, secondo il quale l'affare sarebbe un complotto della destra. Non possiamo però fare a meno di ridere sotto i baffi e ricordare come, per molto meno, la Lega è finita a processo, sui giornali e nelle aule di giustizia. Parliamo dei famosi soldi di Putin, dei quali non si è trovato un rublo, benché si indaghi da un anno. La notizia fece scandalo, anche se non fu tirata fuori da un segugio internazionale ma da un più banale sito di gossip, rilanciato dal settimanale rosso l'Espresso, il medesimo che ogni tre settimane riscopre il fascismo in Italia e fu condannato per aver pubblicato un'intercettazione mai provata in cui il governatore siciliano Crocetta avrebbe detto che bisognava ammazzare la figlia di Borsellino.

Complotto interno? - Ai tempi, il segretario del Pd, Zingaretti, con fronte corrucciata e tono grave, disse che Salvini doveva chiarire immediatamente tutto. Non risulta che dal fronte Dem nei confronti dell'alleato grillino oggi si siano alzate analoghe richieste. I piddini si sono convertiti all'attesa, alla comprensione e alla tolleranza. Come anche i grillini più assatanati, da Bonafede a Crimi, a Toninelli, hanno scoperto una insospettabile vena garantista. Sul supposto scandalo leghista, la Gruber e i talk show televisivi che si ispirano alla sua linea camparono mesi; chissà se faranno altrettanto sulle poco commendevoli accuse al socio forte della maggioranza di governo. Non si può dire che il tempo farà luce sulla vicenda, perché la storia italiana insegna che da questi labirinti non si esce mai, come non ci si riesce in tutta una vita a ripulire del fango che essi portano. Noi possiamo solo affermare che non sappiamo quale delle due cose sia peggio. Se i grillini raccontavano il Venezuela come il Paese di Bengodi perché erano a libro paga di Chavez, sono dei ladri; ma almeno ci sarebbe una spiegazione. Che porta con sé però il dubbio che anche l'amore per la Cina e gli incontri di Grillo nell'ambasciata romana di Pechino sottendano una logica e un tornaconto simili a quello denunciato dagli spagnoli di Abc. Se invece quelli di M5S davvero sono convinti che gli uomini affamati e terrorizzati dal caudillo stiano meglio di noi, sono dei deficienti pericolosi che faranno all'Italia ancora un sacco di danni. C'è poi una terza ipotesi: Casaleggio junior è in rotta con Grillo e con mezzo Movimento. Non vuole che salti il divieto di terzo mandato e vorrebbe che i parlamentari tornassero a presentare le note spese e pagassero senza fiatare l'obolo mensile a Rousseau, piattaforma sempre più inutile. Insomma, Davide è diventato un rompiscatole del quale molti vogliono liberarsi e questo scandalo casca a proposito; potrebbe perfino essere un complotto interno a M5S e non proveniente dalla destra. Non si sa. In ogni caso, prima ci liberiamo di questa marmaglia, meglio è. E su questo pure i Dem dovrebbero iniziare a farci un pensierino.

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