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Fabrizio Corona, ascesa e crollo dell'italiano meno furbo di tutti

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Gli italiani, da sempre, sono un gran popolo di sognatori. Con l'immaginazione fervida e ingenua degli infanti, spesso non distinguono tra sogno e realtà, e forse proprio per questo hanno trasformato in realtà tanti sogni. Fabrizio Corona è tornato in carcere a Monza, dopo la revoca dei domiciliari. Dovrà scontare 9 mesi di reclusione residua Chi sono, in definitiva, gli italiani? Un popolo di illusi perbene, o una torma perbene che usa le illusioni per costruire cattedrali? I nostri vecchi, mattone dopo mattone, con fatica e dedizione, umiltà e buon senso, hanno costruito il matto paese in cui viviamo, con fondamenta solide e durature. 

 

I giovani sognatori di oggi, con tanta fantasia e voglia di fare, hanno costruito un castello di sabbia che si regge sull'azzardo, sui guizzi dell'intuito, sulla creatività dell'invenzione del momento. Fabrizio Corona è l'unico italiano ad aver abbattuto a martellate l'eredità di chi ha fatto l'Italia, con nonchalance e cinismo, in favore di un mondo fatuo ma redditizio, festaiolo ma leggero, ruvido ma ben congegnato. Con l'aggravante di aver creato lui stesso, tamarro di borgata nei modi spessi e ruvidi, cervello fino da avvocato intrepido, quell'impero di carta, moda e televisione che con fare da macho ha chiamato "Corona' s". Popolare e qualunquista come Guglielmo Giannini e il suo Uomo qualunque, Corona incarna i vizi e le virtù di un popolo chiassoso ed esuberante come quello italiano, da sempre afflitto dal fardello struggente di costruire qualcosa di grande da tramandare, con lo sforzo immane di un Davide in eterna lotta contro Golia. 

DAVIDE CONTRO GOLIA
Nella narrazione tutta italiana di Corona, Davide batte Golia prima ancora di combattere, grazie alla sete di arrivismo sfacciato, un senso di cinismo esasperato nelle relazioni e quel tocco di scaltrezza piratesca che inebria gli interlocutori come un Sassicaia d'annata in esposizione. Italiano fino al midollo nella sua ossessiva ricerca dell'auto-compiacimento e nella creatività sbarazzina dell'innovatore a ogni costo, dell'italiano medio non ha assorbito la qualità più utile: la furbizia per sopravvivere in un mondo di squali. I fatti sono lì a dimostrarlo. 

 

Aperta nel 2001 la sua agenzia fotografica, si scelse come socio Lele Mora, un tronista furfantesco senza nerbo nè corona, che infatti lo trascinó con sè nel burrone di "Vallettopoli". Nel 2008, da vero sprovveduto, pagó in due bar all'aeroporto di Fiumicino con banconote false. C'era bisogno di ostentare con spocchia la propria inutile onnipotenza? Direi di no: beccato e arrestato. Stessa sorte nel 2016, quando la PM Ilda Boccassini gli sequestra 1,7 milioni di euro in contanti trovati nel contro-soffitto della casa di un amico, cui Corona aveva affidato l'amministrazione di una delle sue società. In mezzo, una serie infinita di episodi di diffamazione e di truffa, che hanno gettato pesanti ombre sulla carriera di un genio assoluto e sregolato, ma troppo ingenuo per diventare un fenomeno. 

DISTURBO BIPOLARE
Il resto è storia recente, con il Tribunale di Sorveglianza che lo rispedisce in carcere dopo 1 anno e 3 mesi di detenzione domiciliare, di cui Fabrizio aveva beneficiato per il suo «disturbo di personalità borderline associato a disturbo bipolare in soggetto con personalità di tipo narcisistico». Al di là di ogni pernicioso tecnicismo, Fabrizio soffre della mania di grandezza di chiunque viva in simbiosi con l'amore viscerale di se stesso, in un matrimonio bipolare con il suo ego smisurato. Dopo 1 anno e 3 mesi, dicevamo, Fabrizio è tornato in carcere, per aver violato le prescrizioni dei giudici sulle sue presenze social e sulle sue presenze televisive, dove non ha lesinato critiche feroci ai magistrati. 

Quando ha saputo della notizia, Fabrizio ha inscenato un gesto triste di autolesionismo feroce, tagliandosi il braccio e cospargendosi il viso con il sangue zampillante. Lo hanno portato a San Vittorie, di recente è stato trasferito a Monza. Fabrizio ha detto, laconico: «Io torno in carcere perché ho lavorato. Mi sono comportato onestamente: la gente va in carcere perché commette reati. Io non li commetto dal 2015. Ho scritto un libro e sono andato in televisione, va bene. Ma tutto questo è paragonabile a uno spaccio o a un omicidio?». Giuseppe Prezzolini amava dire: «I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi che rispettano le regole». Fabrizio non è nè furbo nè fesso. È solo stupido, che forse è anche peggio.

 

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