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Rai, ci tocca pagare il canone per le vendette tra compagni: un conto da 2 miliardi l'anno

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Francesco Storace
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Sembra di vedere una nuova serie di oligarchi rossi in guerra tra di loro, nell'acciaieria di viale Mazzini. Lo scontro che si sta consumando alla Rai è di quelli davvero tosti. È di politica, interna al Pd, quello tecnocratico e quello politico. È di caratteri, tra Carlo Fuortes e Mario Orfeo. Il primo, amministratore delegato, ha tolto di mezzo il secondo dalla direzione di genere dedicata agli approfondimenti giornalistici. Un pezzo di Pd ha esultato, l'altro ha protestato. Sembra davvero Cosa loro, la Rai.

 

Per vendette tra compagni però il canone lo paghiamo noi. Manteniamo un esercito che individua i suoi nemici all'interno, il potere gestito non basta mai. Però le voci si moltiplicano, i corridoi parlano, le cose si sanno. E giù indiscrezioni sulla scelta principale, quella dell'amministratore. Averlo costretto a nominare Orfeo ha portato ad un conflitto. E adesso alla Rai si sono messi in testa di giocare come quando da ragazzi si acquistavano le figurine dei calciatori. Questo lo metto qua, quello lo metti là, l'importante è che i nomi restino gli stessi.

Orfeo non va bene come direttore degli approfondimenti? Lo mettiamo al Tg3. E all'attuale direttore, Simona Sala, che fine le facciamo fare? Alla direzione generale dell'intrattenimento, day time la chiamano. Ma lì c'è Antonio Di Bella. E che problema c'è, lui va al posto lasciato vacante da Orfeo. Carta vince, carta perde, i soldi li mettiamo noi.

GIRO DI GIOSTRA
Ma al settimo piano di viale Mazzini c'è già chi è pronto a sguainare le sciabole, e una prima domandina già circola da ieri sera: quali sono i programmi nel curriculum di Simona Sala? Rischia di diventare davvero una sfida, quella nomina. A Palazzo Chigi per ora hanno coperto la scommessa di Fuortes ma Draghi pretende il massimo della velocità nel completamento di questa "operazione speciale". La soluzione deve essere "immediata". Le ulteriori indiscrezioni danno Fuortes sicuro di farcela perché il via libera a nome di Palazzo Chigi lo ha ricevuto da Francesco Giavazzi, uomo forte del premier.

 

Certo è che Orfeo non intende capitolare. Perché è un giornalista con un curriculum di assoluto rilievo e perché si è sentito trattare davvero come una specie di intruso. In fondo, è stato direttore generale dell'azienda e anche direttore del Tg1, del Tg2 e del Tg3. Conosce, insomma... E sconta anche molte invidie. Basti pensare che ha conservato il proprio ufficio al settimo piano - glielo concesse l'ex ad Salini - dove riceveva molti colleghi (non tutti) e dipendenti Rai. E questo non andava giù a Fuortes, che si sentiva col fiato sul collo. Aver conquistato la direzione degli approfondimenti giornalistici - i talk show, in pratica aveva consacrato l'ex dg come numero due di fatto della Rai. Quei programmi parlano ad una platea di almeno quindici milioni di italiani e c'è un potere enorme da gestire, tra uomini e mezzi. E quando a capo di questa impresa nell'impresa metti uno che ci sa fare nelle relazioni aziendali, scatta anche la gelosia. 

Con frotte di spioni che andavano a riferire all'amministratore delegato. Si vedrà chi la spunterà tra i due litiganti: in palio c'è tutto il cucuzzaro, si dice a Roma. Lo paghiamo noi con 2 miliardi l'anno. Quattrini che sono di tutti gli italiani, a prescindere dai loro orientamenti politici. Ci si chiede che stia facendo il centrodestra. Per ora si registra - ma c'è chi giura che siano solo voci - di tentativi della Meloni di infilare qualche suo uomo a scapito delle correnti del Pd in lotta tra di loro. C'è da giurare che in cda, la prossima settimana, sarà battaglia vera e nessuno potrà chiedere aiuto a Biden... L'unica vera sanzione sarebbe non pagare il canone.

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