Sassari, 29 apr. - (Adnkronos) - Anche i soggetti affetti da favismo, cioe' carenti di G6pd, portatori cioe' di una variante dell'enzima glucoso-6-fosfato deidrogenasi, potrebbero mangiare fave, quelle a basso tenore di due composti glucosidici, vicina (V) e convicina (C), che nei fabici possono causare anemia grave. E' questo quanto sembra dimostrare lo studio sperimentale portato avanti da tre e'quipe di medici e ricercatori che per 2 anni hanno svolto una ricerca su soggetti parzialmente (eterozigoti) carenti di G6pd in una prima fase e, in seguito, su soggetti con carenza totale dell'enzima. In campo, per affrontare questo studio ci sono, guidati dal primario del Laboratorio analisi di Alghero Luigi Felice Simula, i medici, infermieri e tecnici dell'ospedale civile di Alghero, della Asl di Sassari, Salvatore Dettori, Lucia Masala, Gabriella Piroddi, Liliana Ara, Patrizia Delrio, Maria Antonietta Dinurra, Gina Onida, Fausto Caria, Mario Bertora, Laura Dettori, Susanna Loi, Gianni Scanu), coadiuvati anche dal Centro trasfusionale algherese (Mario Manca e Nicolino Contini, i ricercatori del Dipartimento di genetica, biologia e biochimica dell'Universita' di Torino, con a capo il professor Paolo Arese, Valentina Gallo, Evelin Schwarzer, Olexii Skorokhod, quindi l'e'quipe guidata da Ge'rard Duc dell'Inra, l'Istituto nazionale della ricerca agronomica di Digione in Francia. Lo studio parte dalla ricerca congiunta realizzata dall'Inra di Digione (Francia) in collaborazione con l'universita' di Torino. Il gruppo francese ha selezionato alcuni ceppi di fave a bassissimo contenuto di componenti tossici per i soggetti G6pd carenti. "Queste fave sono perfettamente commestibili e potrebbero rappresentare una soluzione al problema del favismo - afferma Luigi Felice Simula -. Scopo del progetto, nel quale siamo stati invitati a partecipare dal professor Arese dell'Universita' di Torino, e' stato quello di accertare la non tossicita', per soggetti affetti da carenza di G6pd, delle fave con bassissimo tenore di vicina e convicina (V/C). Ma non esisteva ancora alcuno studio nutrizionale che ne accertasse la innocuita' anche per soggetti G6pd-carenti". (segue)




