Libero logo

Carceri: Sappe, 80% dei detenuti ha problemi di salute

domenica 9 dicembre 2012
Carceri: Sappe, 80% dei detenuti ha problemi di salute

2' di lettura

Roma, 5 dic. (Adnkronos) - "La notizia della morte per infarto di un detenuto italiano di 51 anni ristretto nella sezione comuni, prossimo ad uscire per scontare la pena in affidamento ai servizi sociali, intristisce tutti, specie coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio con professionalita', zelo, abnegazione e soprattutto umanita'. Una prima soluzione al pesante sovraffollamento penitenziario puo' essere la concreta definizione dei circuiti penitenziari differenziati e, in questo contesto, la costruzione di carceri per cosi' dire 'leggere' per i detenuti in attesa di giudizio o con gravi disabilita' destinando le carceri tradizionali a quelli con una sentenza definitiva da scontare". Lo sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, commentando la morte di un detenuto, ieri mattina, nel carcere di Teramo. "Secondo i dati recentemente diffusi - prosegue il Sappe- e' emerso che l'80% dei circa 68 mila detenuti oggi in carcere in Italia ha problemi di salute, piu' o meno gravi. Il 38% versa in condizioni mediocri, il 37% in condizioni scadenti, il 4% ha problemi di salute gravi e solo il 20% e' sano. Un detenuto su tre e' tossicodipendente. Del 30% dei detenuti che si e' sottoposto al test Hiv, il 4% e' risultato positivo. E ancora, il 16% soffre di depressione o altri disturbi psichici, il 15% ha problemi di masticazione, il 13% soffre di malattie osteoarticolari, l'11% di malattie epatiche, il 9% di disturbi gastrointestinali. Circa il 7% e' infine portatore di malattie infettive". "Tutto questo -prosegue Capece-e va ad aggravare le gia' pesanti condizioni lavorative delle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, oggi sotto organico di ben 6mila unita'. Forse e' il caso di ripensare il carcere proprio prevedendo un circuito penitenziario differenziato per queste tipologie di detenuti".