(Adnkronos) - In non pochi casi, poi, lo stesso committente-creditore si e' ritrovato costretto a soggiacere alle richieste estorsive dei sodali, che pretendevano il pagamento della loro "parcella" senza che il committente del recupero avesse di fatto ottenuto la restituzione del proprio credito. Gli indagati-esattori hanno posto in essere nel tempo pressanti azioni intimidatorie, talora violente, nei confronti delle vittime, parte delle quali ha fornito la propria testimonianza, confermando gli elementi investigativi progressivamente acquisiti. Il racconto di alcune vittime ha inoltre consentito di attestare come il sodalizio indagato fosse operativo in Emilia Romagna e nella Repubblica di San Marino sin dal secondo semestre del 2006. Per accrescere la propria influenza ed indurre le vittime a soggiacere in silenzio alle loro prepotenze, gli associati, spiegano gli investigatori, non esitavano ad accreditarsi quali appartenenti a clan camorristici campani, in particolare al clan dei Casalesi, sfruttando la relativa forza d'intimidazione. Alcune vittime dei soprusi, per sottrarsi alle continue vessazioni loro imposte, sono giunte a meditare il suicidio, in un caso tentando concretamente di attuare tale proposito. Altre vittime, vedendosi oramai sull'orlo del fallimento, hanno abbandonato le loro attivita' o, in altri casi, si sono rese irreperibili. Sottoponendo le persone offese a continue minacce, intimidazioni e soprusi, talora anche nei confronti dei congiunti, il sodalizio e' riuscito ad imporre il pagamento di ingenti somme di denaro, ovvero a costringere le vittime stesse ad intestarsi fittiziamente beni immobili ed attivita' commerciali, queste ultime poi impiegate per la consumazione di truffe. Ad esempio, una florida azienda di Calenzano, fatta intestare ad un prestanome, peraltro gravemente malato e successivamente deceduto, e' stata condotta al fallimento dopo averla ampiamente sfruttata per perpetrare truffe ai danni di banche e di altri imprenditori. (segue)



