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Immigrati: in carcere scafista, il tragico racconto sopravvissuti Lampedusa/Il Punto (4)

domenica 13 ottobre 2013
Immigrati: in carcere scafista, il tragico racconto sopravvissuti Lampedusa/Il Punto (4)

2' di lettura

(Adnkronos) - Dietro ogni profugo sopravvissuto c'e' una storia da raccontare. "Prima di arrivare a Misurata, da cui e' partito lo scorso 2 ottobre il barcone che poi e' naufragato, io ho vissuto per due anni a Tripoli da alcuni parenti - racconta Teshfahiwet, giovane eritreo di 32 anni - Ad un certo momento, ho raccolto il denaro per pagare il viaggio in Italia per me, mia cugina e mia zia. Ho contattato un intermediario di nome Ermiyas, di nazionalità verosimilmente etiope, al quale ho consegnato 4800 dollari. In seguito, accompagnato su un automobile da altri soggetti libici, vicini ad Ermiyas, siamo stati condotti in un centro di raccolta a disposizione dell'organizzazione libica dedita a questo tipo di viaggi. In questo centro, dove siamo stati raccolti in circa 500, siamo stati circa due settimane. Successivamente ci hanno fatti salire su un camion militare, dotato di un cassone chiuso e, a gruppi di circa 100/120 persone, ci hanno portato su una spiaggia, dopo un viaggio durato circa un'ora e mezza. Non so dire quale città fosse, ogni immigrato ha dovuto affrontare un viaggio lunghissimo". Ma non finisce qui. "Ci hanno fatto incolonnare a grossi gruppi e con delle piccole imbarcazioni siamo arrivati, dopo circa un'ora di viaggio, presso il grosso peschereccio che ci ha condotti in Italia". Ricorda di avere visto il 'Capitano', "insieme ai gruppi di libici che gestivano le persone eritree incolonnate". Ma il presunto scafista, a differenza degli eritrei, non era incolonnato per salire sulla barca: "era insieme ai libici che organizzano questi viaggi. Me lo ricordo per due motivi: il primo è perché questa persona aveva un occhio offeso ed era più basso e più magro degli altri libici; il secondo è perché io ho fotografato con il mio cellulare gli organizzatori libici e ricordo che ho fotografato anche lui. Purtroppo, nel naufragio ho perso il telefono cellulare con le fotografie. Questa persona o era parte dell'organizzazione o lavorava per loro". A questo puto dell'interrogatorio e' il profugho a volere fare una domanda ai magistrati, cioe' se lo scafista si trova al Centro d'accoglienza insieme agli altri sopravvissuti. Quando scopre che e' cosi', dice: allora ci metto la firma che questa persona fosse il capitano dell'imbarcazione". (segue)